EXPO 2015 - Bereguardo, quasi 1 milione per le sponde del Naviglio

Lavori sulle sponde del Naviglio Bereguardo, dalla Regione arrivano 692.500 euro.

E' quanto deciso dalla giunta del Pirellone nei giorni scorsi, su proposta dell'assessore alle Infrastrutture e Mobilità Maurizio Del Tenno. Il corso d’acqua sarà interessato dai lavori per un totale di 1.350 metri ed è prevista l'installazione di 13 approdi per l'utilizzo sportivo del canale con canoe e kayak. L’accordo di programma prevede in tutto la realizzazione di 33 progetti per un totale di 43 milioni di euro sul sistema dei Navigli (5 navigli per un totale di 150 km di canali circa). Nel dettaglio si tratta di 15 km di sponde che verranno riqualificate (Bereguardo 5,67 km, Pavia 1,1 km, Martesana 8,26 km), 4 conche di navigazione riattivate: tre nel nodo idraulico delle dighe del Panperduto a Somma Lombardo e una conca presso Centrale Castelli sul Canale Industriale in comune di Turbigo. Sempre a Turbigo verrà realizzata una nuova conca all'altezza del canale di regolazione della portata del Naviglio Grande.(g.s.)


Ritorno alla realtà : la politica va «on the road»

di GIORGIO BOATTI

 

Servono buone notizie. Visto che il Natale si avvicina eccone  una, assolutamente vera, in arrivo dal Palazzo. Un deputato, a furia di pigiare bottoni in aula e affrontare interminabili confronti con i suoi onorevoli colleghi per partorire leggi spesso di oscura interpretazione persino per gli addetti ai lavori, ha avuto un'intuizione improvvisa.

Ha cominciato a sospettare di vivere lontano dalla realtà, almeno quella condivisa da gran parte dei suoi concittadini. Con ammirevole coerenza, quindi, ha deciso di tornarci, in questa realtà. Anzi, di farci una "full immersion" per un po' di mesi. Ha calzato dei robusti scarponcini, messo nello zaino una mantella antipioggia e un po' di biancheria di ricambio, afferrato un robusto bastone e, partendo dal luogo di montagna dove abita, si è fatto qualcosa come seimila chilometri sulle strade della realtà del Paese di cui è uno dei rappresentanti eletti. Per 230 giorni è stato in giro e ad ogni tappa, nel suo camminare, ha ascoltato tutti coloro che hanno voluto condividere un pezzo del suo tragitto riversandogli addosso le loro esperienze di vita e di lavoro, le difficoltà che la crisi fa grandinare su famiglie e aziende e, anche, le speranze che non accettano di spegnersi. Negli alberghetti sperduti dove il deputato ha sostato, invece di strafogarsi di cibo e di chiacchiere come stavano facendo molti dei suoi colleghi rimasti nella capitale, tutte le sere ha messo mano al quadernetto che ha portato con sé e ha preso nota di ogni cosa, di tutte le voci che ha ascoltato nel mondo reale. Risultato? La scoperta - ha rivelato il deputato al termine del suo viaggio - è che "la gente ci detesta e non si sente ascoltata". Non solo: "Non ci si sente più comunità e ci si è dimenticati perché si vive assieme, dentro uno stesso Paese". La buona notizia, come tutte le buone nuove, ha in coda il suo veleno: il deputato purtroppo non siede a Montecitorio ma all'Assemblée Nationale della Francia dove rappresenta i Pirenei. Si chiama Jean Lassalle, ha 58 anni e oggi, 15 dicembre, il suo lungo cammino termina a Parigi. Chi vuol saperne di più - su questo suo viaggio nella realtà iniziato il 10 aprile - può andare al blog http://www.ledeputequimarche.fr/blog/ (ovvero, il deputato in cammino). É una lettura assai interessante e magari chissà che qualcuno dei nostri rappresentanti nazionali non decida di fare altrettanto: perché tornare alla realtà, senza i filtri del Palazzo, è sempre di più l'esigenza fondamentale per rifondare la politica italiana e non solo a livello nazionale. E on the road sarebbe meglio ci andassero, al posto dei "forconi" che dissennatamente bloccano treni e strade e fanno chiudere negozi, i nostri legittimi rappresentanti. A maggior ragione, avendo sotto gli occhi la progressiva frantumazione sociale indotta dalla crisi (ma non solo da quella) nei nostri territori, anche i nostri eletti locali, e i pubblici amministratori e i vertici delle principali istituzioni che qui operano, dovrebbero seguire l'esempio di Jean Lassalle. Per toccare con mano, e sentire le voci che hanno qualcosa da dire, in questa provincia non sono necessari 230 giorni né si deve camminare lungo 6000 chilometri. Ne bastano molti meno purché scelti oculatamente e percorsi con l'impegno di uscire dal vetro del televisore, dove un giorno sì e l'altro pure si va a parlare del rapporto con la gente, per entrare nella realtà vera, quella abitata da persone comuni e non da personaggi da fiaba. Come quelli che pure vivono qui attorno a noi e che, per esempio, si vedono collocati in incarichi dirigenziali dopo aver esibito curriculum su cui mani sconosciute aggiungono lauree mai conseguite, creando così l'italica categoria dei "laureati a propria insaputa".

Sì, anche da noi è tempo che la politica si metta on the road, facendo i conti con la ruvida realtà. Quella non protetta dall'ombrello dei privilegi. Anzi, dovrebbero forse essere i cittadini stessi ad indicare i "Crisi Tour" con cui i nostri rappresentanti potrebbero misurarsi. Ad esempio che ne direste di una bella camminata - si fa in giornata - dal Ponte della Becca (fulcro della viabilità provinciale da ripensare ex-novo ) al nuovissimo ospedale di Stradella (40 milioni sonanti per aprirlo nel 2009) che ora si minaccia di chiudere? E una bella scarpinata in Lomellina, nel Pavese, nel Vogherese tra le aziende che stanno boccheggiando? E un "Mattone Tour" lungo gli insediamenti di villette a schiera invendute disseminate dall'ultima dissennata stagione del cemento cavalcata da tanti sindaci? L'elenco è lungo e le tappe molte. Chi avrà il coraggio di affrontare la prima?

Raccordo, cantiere da 25 milioni

Partiti lavori da Bereguardo, tempo previsto 36 mesi. Ora i metal detector per eventuali ordigni bellici

BEREGUARDO - Gli operai stanno finendo di sistemare le ultime reti arancioni lungo la carreggiata. Tra pochi giorni arriveranno le squadre con i metal detector, per cercare eventuali ordigni bellici nascosti sotto i campi coltivati. E poi inizieranno i lavori di ampliamento, che dureranno oltre due anni e che rivoluzioneranno i 9 chilometri e 100 metri del raccordo autostradale Pavia-Bereguardo. Un'opera da 25 milioni di euro, il cui cantiere è partito proprio in questi giorni. Fino a ieri, infatti, gli addetti della Milano Serravalle hanno sistemato le reti lungo la bretella che collega la città con l’autostrada A7. «Al momento non sono previste chiusure notturne – fanno sapere dalla società –, e anche durante i lavori sarà sempre disponibile almeno una corsia per senso di marcia». Un progetto, quello della riqualifica del raccordo, che i sindaci del territorio guardano con favore (sperando che possa portare sviluppo alle aziende del territorio). Oltre all’allargamento delle corsie, alla creazione della corsia di emergenza e alla posa dell’asfalto drenante, infatti, nel progetto che sarà realizzato anche dall'impresa Caffù di Villanova d’Ardenghi rientra pure il potenziamento del casello di Bereguardo. I varchi passeranno dagli attuali cinque ai futuri sette, di cui uno utilizzabile sia in ingresso sia in uscita dall’autostrada Milano-Genova. «Il traffico è aumentato molto da quando il raccordo era stato costruito», spiegano i residenti di Bereguardo, Torre d’Isola, Marcignago e Trivolzio, che quasi quotidianamente utilizzano il raccordo per andare a Pavia evitando le code del centro. Molti sono anche i pendolari che prendono l’autostrada per andare a lavorare a Milano o nell'hinterland. «Spesso al casello ci sono code – spiegano –. Soprattutto di sera le auto che devono uscire a Bereguardo stanno incolonnate fin dalla corsia di decelerazione in autostrada». Con il potenziamento del casello, sostengono i tecnici, il traffico sarà più scorrevole. E anche più sicuro. «La larghezza delle corsie rispetterà gli standard autostradali, e a lato verrà realizzata la banchina per tutta la lunghezza del raccordo – fanno sapere dalla Milano-Serravalle –.È prevista inoltre la costruzione di piazzole di sosta ad ogni chilometro e di impianti di illuminazione all’altezza di ogni svincolo. Abbiamo in programma di rinnovare anche le barriere».

 

Gabriele Conta


«Parco frena l’economia» I Comuni vogliono costruire

BEREGUARDO - «I vincoli paesaggistici imposti dal Parco del Ticino bloccano l’economia dei nostri paesi». Non usano mezzi termini i sindaci nell’incontro che si è svolto l’altra sera nel castello di Bereguardo. Chiedono un Parco che dia lavoro e che offra opportunità. Si rivolgono al presidente, al direttore e ad un consigliere dell’ente arrivati con una serie di proposte e con un cronoprogramma per «alleggerire, entro il 2014, le procedure autorizzative» spiega il direttore Claudio Peja che aggiunge: «Non si potranno eliminare vincoli paesaggistici a tutela dell’ambiente, ma si cercherà di imporli dove effettivamente sono necessari». Un’apertura condivisa dal presidente Gian Pietro Beltrami: «Si potranno rivedere le aree bianche per migliorare l’economia del territorio, ma ricorda la funzione strategica e naturalistica del’ente». Insomma se il Parco rimarca il proprio ruolo di garante dell’ambiente, «abbiamo evitato danni e morti inutili con la nostra gestione del territorio» ribadisce Peja, i sindaci sottolineano che i tempi obbligano a «snellire le procedure e ad allargare i confini». «La crisi ha cambiato la situazione, i cittadini stanno perdendo la pazienza e gli amministratori vogliono evitare che prenda il via una battaglia contro il Parco» dicono Roberto Battagin e Giuseppe Chiari, alla guida di Bereguardo e Gropello. «La situazione può degenerare – insiste Battagin -. L’ente non può esistere per creare problemi». E Chiari precisa: «Nei nostri centri vi è una grande sofferenza, l’edilizia è a terra, l’economia non riparte e questo Parco, come è attualmente, non ha ragione di esistere». «Siamo arrabbiati – fa sapere il vicesindaco di Villanova d’Ardenghi – gli amministratori non vengono ascoltati». Vittorio Barella, sindaco di San Martino, chiede di «stabilire tempi ben precisi». La loro, «non è una battaglia pro cementificazione», ma chiedere l’autorizzazione perchè aprire una finestra o modificare il muretto di cinta costa troppo».

 


Da “La Provincia Pavese” del 24 ottobre 2013

Stefania Prato


Bereguardo, riva ancora sporca - Da Ferragosto intoccata una piccola montagna di rifiuti lasciata dopo i picnic

BEREGUARDO - Era Ferragosto, e alcuni cittadini e volontari ecologici avevano segnalato che sulle spiagge di Bereguardo, accanto al ponte in chiatte basso sull’acqua, i turisti della domenica abbandonavano montagne di sacchetti, tavoli, bidoni, rifiuti, resti di grigliate e picnic. La montagna, ora, si è appiattita. E’ arrivato il freddo, i rifiuti organici si sono ridotti in poltiglia e i sacchetti sono stati rotti dagli animali. Ma a testimoniare che la montagna è sempre la stessa c’è quel bidone blu, lo stesso nelle foto del 14 agosto. Lo stesso che occhieggia, rovesciato, da dietro l’albero a forcella rimasto a guardia dei rifiuti per due mesi. La situazione peggiore è sulla sponda di Bereguardo. La zona più vicina a bar, rimessa di barche e parcheggio è pulita, sono i commercianti in prima persona che si occupano di tenerla pulita. Ma se si prosegue dando le spalle al ponte, e si prende il sentiero di sabbia tra le piante, iniziano a vedersi bottiglie di plastica lanciate sui rami degli alberi, bottiglie di vetro tra i cespugli, piatti, bicchieri, resti di sdraio e ombrelloni. Andando ancora più in là ci sono sacchi in cui qualcuno ha raccolto tutta la spazzatura e che attendono di essere portati via. Il sindaco di Bereguardo Roberto Battagin due mesi fa invocava controlli congiunti con le guardie del Parco del Ticino per cercare di controllare il fenomeno dei vandali del fiume, magari con qualche multa: «Servirebbe un presidio delle guardie ecologiche alle 19, quando la gente va via, non a mezzogiorno. Speriamo che si faccia», diceva Battagin. Intanto nessuno ha spostato i rifiuti, che qualcuno aveva ammonticchiato nella radura. E la vista del fiume si accompagna al rumore della plastica che si muove col vento.

 


Da LA PROVINCIA PAVESE del 20.10.2013

Anna Ghezzi


Elettrodotto, Sos del comitato - «Siamo preoccupati per la nostra salute. Terna dia risposte certe»

BEREGUARDO «Siamo molto preoccupati. E vorremmo capire di chi ci possiamo fidare». A Vigna del Pero si torna a parlare dell'elettrodotto, dopo che nei giorni scorsi su un quotidiano nazionale era apparso un articolo in cui l'associazione Sottocorno riportava dati allarmanti sui tumori che sarebbero stati riscontrati in un quartiere di Sesto San Giovanni dove l'alta tensione corre vicina alle case. Una situazione per alcuni versi simile a quella della frazione di Bereguardo, dove Terna ha quasi completato l'elettrodotto Trino Vercellese-Lacchiarella e dove un traliccio è a circa 40 metri dalle case. «Vorremmo essere sicuri al cento per cento non soltanto che siano rispettate tutte le norme di legge - fanno sapere dal comitato "Vigna del Pero” – ma anche che quello che abbiamo sopra le case non faccia del male alla salute». Tra Vigna del Pero e Boffalora, infatti, la nuova linea elettrica corre tra l'autostrada e l'abitato. E da qualche giorno sono stati stesi i fili. «Siamo andati di persona a conoscere i membri dell'associazione Sottocorno e a documentarci – spiegano i componenti del comitato – ma non è purtroppo per niente facile comprendere la situazione». Sui presunti danni alla salute causati dall'elettrosmog, infatti, esistono studi contraddittori. Proprio per questo i residenti chiedono che si faccia chiarezza sul nuovo elettrodotto, per la cui realizzazione Terna ha già sottolineato più volte di aver rispettato tutte le normative previste dalla legge (così come ha fatto anche per le linee elettriche di Sesto San Giovanni, che «rispettano tutti i limiti in tema di tutela della salute».

 


Da “La Provincia Pavese” del 24 ottobre 2013

Gabriele Conta


Bereguardo, in 10 anni ventotto cantieri al ponte delle Barche

A partire dal 2004 la Provincia ha speso 2,9 milioni di euro Nel 2001 chiuso tre mesi, intervento costò 3 miliardi di lire

 

Quattro interventi di somma urgenza in 10 anni per un milione 508mila e seicento euro. Dieci perizie e altrettanti interventi di manutenzione straordinaria dal 2004 al 2013, compreso un intervento da 300mila euro nel 2010 per garantire il galleggiamento delle chiatte, per un totale di 834mila euro a cui sommare i 153mila euro di quest’anno, quando sono state rimesse a posto le prime cinque campate. Ancora: 416mila euro e 13 interventi di manutenzione ordinaria dal 2005, con doppi cantieri nel 2008, 2009, 2010 e 2011. Il ponte in chiatte di Bereguardo, meraviglia della territorio e croce dell’amministrazione provinciale, in dieci anni è stato oggetto di ventisei interventi. Due milioni e novecentomila euro dal 2004 ad oggi. Due milioni e novecentomila euro spesi a partire da tre anni dopo la chiusura di tre mesi per il mega cantiere da tre miliardi di vecchie lire. A gennaio lo studio della Co-Gen srl richiesto dalla Provincia aveva fatto emergere alcune criticità del ponte realizzato cento anni fa e rifatto nel 2001: dalle viti fuoriuscite dall’impalcato all’assito marcio, saturo di sporcizia e di acqua, fino ai cumuli di ghiaia che impedivano e impediscono al ponte di galleggiare, un attrito che danneggia la struttura che ormai per i due terzi non galleggia più. Dopo l’ultimo intervento a costo zero per l’amministrazione, con i cantonieri che hanno saldato le parti metalliche che erano saltate, il ponte è aperto, monitorato giorno per giorno dai tecnici della provincia. Le assi si rompono, ma sono l’unico materiale autorizzato dal Parco del Ticino. «Soldi a bilancio per terminare i lavori sulle altre cinque campate non ne abbiamo – spiega l’assessore ai lavori pubblici di piazza Italia Maurizio Visponetti – Le assi dopo 12 anni dall’intervento del 2001 hanno bisogno di essere sostituite, e il mancato galleggiamento provoa danni alla struttura. Ma per il progetto che stiamo concordando con Aipo, Regione, autorità di Bacino e Parco servono almeno 60mila euro». (Anna Ghezzi)


Via Lattea - Bereguardo, Caseorate Primo



“Eros degli inganni”, storie e paesaggi pavesi di Raffo

MARTEDÌ, 10 SETTEMBRE 2013 Pagina 41 - Cultura e spettacoli APERITIVO A TORRE D’ISOLA

TORRE D’ISOLA E' ambientato fra Torre d'Isola e Pavia, in una villa non precisata, il libro “Eros degli inganni” di Silvio Raffo, che verrà presentato dall'autore venerdì alle 18, alla Villa Botta Adorno di Torre d'Isola, nell'ambito di un incontro organizzato dall'associazione Zelata Verde. La vicenda si svolge negli anni Ottanta e vede protagonista un giovane professore che porta lo scompiglio all’interno del liceo in cui insegna, per poi scomparire in modi misteriosi in una notte di Capodanno. Ad indagare sull’inspiegabile scomparsa del professore sarà un allievo che, solo vent'anni dopo, arriverà a risolvere il mistero, scoprendo l’agghiacciante verità. «Il primo capitolo del libro dopo il prologo inizia con le parole: stanotte ho sognato di tornare al mulino. Il riferimento è a un mulino che io vidi realmente circa dieci anni fa sulle rive del Ticino, nei pressi di Torre d'Isola, ma non sono mai più riuscito a trovare – dice Silvio Raffo – E proprio nelle stanze di questo antico mulino, che io nella finzione ho reso abitabile, si svolge parte del racconto: ad abitarlo è lo studente che indaga sulla scomparsa del professore, anni dopo. Magari i pavesi lo riconosceranno». L'idea di presentare il libro – edito da Bietti nel 2010 e oggi alla sua quarta ristampa – nei posti in cui il romanzo è ambientato, è venuta alla presidente dell'associazione Zelata Verde, Gabriella Pizzala, tra le prime a riconoscere il mulino del libro, che afferma. «Siamo particolarmente lieti di proporre un'iniziativa culturale unica in una sede che, vista la concomitanza di luoghi, avrà sicuramente qualcosa di “magico” e saprà regalare delle belle emozioni a chi vi è legato. Silvio Raffo, inoltre, è un ospite davvero speciale». Scrittore e poeta, nonché traduttore ed esegeta della poetessa Emily Dickinson, di cui è considerato uno dei massimi esperti, Silvio Raffo (Roma, 1947), vive oggi a Varese, dove è docente di lettere al liceo classico “Ernesto Cairoli”. Autore di numerosi romanzi, è stato finalista al Premio Strega 1997 con “La voce della pietra” (il Saggiatore, 1996) e vincitore di vari premi di poesia fra cui il Premio Gozzano, il Premio Cardarelli e il Premio Montale. Dirige il centro di cultura creativa “La Piccola Fenice”, attivo dal 1986, e collabora con la casa editrice Mondadori, per la quale ha curato diversi volumi, tra cui la traduzione del corpus poetico di Emily Dickinson. Raffo è forse il più prolifico traduttore e studioso di poetesse anglo-americane, fra cui, oltre alla Dickinson: Emily Bronte, Charlotte Bronte, Anne Bronte, Christina Rossetti, Edna St. Vincent Millay, Dorothy Parker, Sara Teasdale, Wendy Cope. All'incontro interverrà Clelia Martignoni, docente di letteratura Italiana Contemporanea dell'Università di Pavia e, al termine, sarà offerto un aperitivo nel loggiato della Villa. Ingresso libero.


Presentazione del romanzo : "Eros degli inganni" di Silvio Raffo (Ed. Bietti 2011)

La quiete sonnolenta e monotona di un liceo classico viene turbata dall'arrivo di Eros, professore di lettere decisamente atipico che porta lo scompiglio nelle vite dei giovani a cui insegna. Gabriel, l'allievo prediletto, all'improvvisa scomparsa dell'amatissimo maestro (suicidio? morte accidentale? omicidio?), si mette alla dolorosa ricerca della verità. Vent'anni gli occorreranno per giungere a quanto sarebbe stato meglio non svelare.

 

 

Chi è l'autore: Silvio Raffo ha pubblicato otto romanzi, fra cui La voce della pietra (Il Saggiatore) finalista allo Strega del '97, varie raccolte di poesie vincitrici di premi importanti e opere di saggistica letteraria. E' noto soprattutto come traduttore, per il Meridiano Mondadori, dell'opera omnia di Emily Dickinson


«La Natura, il vero lusso»

Viaggio tra ecomostri e baie incantate in difesa del futuro

A BORDO DI GOLETTA VERDE

Liberi! È il segnale che Marco, il nostro capitano, aspettava dall'equipaggio. La Goletta è libera dagli ormeggi. Pochi istanti e la prua inizia a solcare le acque, la terra s'allontana ed è l'inizio di un nuovo viaggio. Abbiamo già attraversato duemila chilometri di coste e toccato dieci regioni, dall'alto Adriatico al basso Tirreno, festeggiando da pochi giorni l'agognato "giro di boa". L'emozione di salpare è, però, sempre la stessa. C'è un attimo, quando la terra s'allontana e vedi davanti a te solo il mare, in cui puoi chiudere gli occhi, respirare e ricaricarti. È forse l'unico momento in cui davvero capisci che hai lasciato un porto, un paese, le sue problematiche, le polemiche o i ringraziamenti, e devi essere pronto a "tuffarti" subito dopo in un "mare" completamente diverso. Trascorrono due mesi senza sosta, a ritmi serrati, intensi, ma affascinanti. Sessanta giorni in mare che ti convincono ancora di più che qualcosa va fatto; che l'impegno a ritrovare la "bellezza" smarrita delle nostre idee, prima ancora che dei nostri paesaggi, è una priorità. In una delle traversate, mentre osservavo una costa devastata dal cemento, mi è tornata alla mente una chiacchierata avuta in Albania con un ragazzo del posto. Mi disse: «Voi avete il lusso e ora cercate la natura, noi al contrario abbiamo la natura e vogliamo il lusso». Fu un'animata discussione davanti uno dei tanti cantieri che stava distruggendo quella bellissima costa. Cercai di spiegargli che era quella natura il vero lusso da difendere, così come lo è per noi italiani. Avrei voluto avere quel ragazzo con me, mentre - in Sicilia - osservavo la stupidità umana fattasi forma, cemento e ferro. Di quei detentori del "lusso" che non paghi, si erano spinti a costruire una piscina proprio sul bordo di una scogliera. La natura può subire, sembra quasi voler attendere per capire fino a che punto l'imbecillità possa spingersi. Poi reagisce e cerca di ristabilire l'ordine. Quella piscina è crollata ed il suo scheletro è ancora lì, quasi a imperitura memoria in un angolo di paradiso, a mostrarci cosa siamo capaci di fare. Avrei voluto quel ragazzo albanese con me per mostrargli quello scempio. L'avrei voluto con me mentre osservavamo e denunciavamo tanti altri ecomostri. Ma l'avrei voluto al mio fianco, anche quando attracchi e scopri un mondo diverso, che cerca di riscoprire le sue tradizioni, di chi abbatte ciò che è scempio e erge ciò che è bellezza, futuro, sviluppo. «Voi fate un lavoro encomiabile, grazie di tutto», mi interrompe una signora mentre scrivo queste righe in un bar del porto. Rispondo che è ringraziamenti vanno ai tanti come lei che ci segnalano quello che non va, che ci accompagnano alla scoperta di misfatti ma anche di esperienze positive, buone pratiche di cui questo Paese è fortunatamente seminato. Quei ringraziamenti sono il motore di un viaggio che dura da ventotto anni. Nell'immaginario collettivo, oramai, quelle vele della Goletta Verde di Legambiente rappresentano un messaggio di speranza, di un futuro che può, deve, essere diverso.

 

di Luigi Colombo


Raccordo di Bereguardo, a settembre apre il cantiere


Da “La Provincia Pavese” del 2 agosto 2013

 

Aprirà a settembre il cantiere che trasformerà il raccordo autostradale Pavia-Bereguardo, un progetto da oltre 25 milioni di euro e che prevede tre anni di lavori. Nel mese di luglio infatti c’è stata la consegna formale alle aziende che si occuperanno dell’opera, tra cui figura anche l’impresa Caffù di Villanova d’Ardenghi. «Ad agosto invece sono previste tutte le attività preliminari all’avvio del cantiere», fanno sapere dalla Milano-Serravalle, che gestisce i quasi 10 chilometri che portano all’innesto con l’autostrada Milano-Genova. «Le prime attività di cantiere che verranno realizzate saranno le attività di bonifica di eventuali ordigni bellici – spiegano ancora dalla ditta che gestisce il raccordo – e successivamente partiranno le operazioni inerenti la riqualifica del raccordo». Tra queste, oltre all’allargamento delle corsie di marcia fino ai 3,75 metri di larghezza, c’è anche la realizzazione della corsia di emergenza che oggi non c’è. Sulla bretella autostradale verrà steso l’asfalto drenante, e sarà realizzata una nuova illuminazione. Ma l’opera più importante tra tutte quelle che verranno realizzate dalla Milano-Serravalle è il potenziamento del casello di Bereguardo. «Si passerà dagli attuali cinque ai sette varchi – spiegano dalla società che gestisce più di 180 chilometri di autostrade e tangenziali lombarde – di cui uno utilizzabile sia in ingresso che in uscita dall’A7». Durante la realizzazione dell’opera, assicurano dalla società, verranno sempre garantite due corsie per senso di marcia, ridotte ma aperte. 

 

G. Conta


Bereguardo, traliccio vicino alle case Bosone attacca Terna

Incontro in Comune, l’azienda: «È l’unico punto critico» - Enti uniti per chiedere barriera di alberi a Vigna del Pero

 

 

BEREGUARDO - Un tavolo per portare a casa una rassicurazione da parte di Terna, l’azienda che sta realizzando l’elettrodotto Trino Vercellese - Lacchiarella che porterà l’energia delle nuove centrali piemontesi verso il centro Italia: a Bereguardo si cerca una soluzione per mitigare l’impatto visivo dei piloni che incombono sulle case di Vigna del Pero e Boffalora, frazioni di Bereguardo. I residenti chiedono una cortina di alberi, magari su una collinetta, per non vedere ogni mattina il maxi pilone di oltre 50 metri spuntato accanto alle case, che ora hanno perso valore per il passaggio dell’elettrodotto. «Qui – afferma Mauro Perracina, che con Francesco Bassi e Alberto Sitia rappresentavano i residenti – è l’unico punto in 100 chilometri in cui i pali sono a meno di 100 metri dalle case, ovvero a 36 metri. Perché nessuno ha detto nulla?». Le due rappresentanti di Terna hanno ascoltato, hanno chiarito i dubbi, ammesso che «Si tratta l’unico punto critico in 100 chilometri». Poi hanno spiegato che la concertazione è durata anni, con centinaia di sopralluoghi nei 36 Comuni, con le tre Province, la Regione e i parchi, e che gli accordi sono chiusi, che ogni risorsa spesa in più va giustificata, perché nelle compensazioni era compreso tutto: «Provincia e Regione utilizzino una parte delle cifre ricevute per l’intervento che chiedono i cittadini» hanno suggerito le due agenti di Terna. Il presidente della Provincia Daniele Bosone attacca: «Non ce li abbiamo, abbiamo le strade piene di buche e non possiamo spendere i soldi per ripararle, lo sapete qual è la situazione degli enti locali. Possibile che Terna, su 100 chilometri di cantiere, non abbia qualche migliaio di euro per piantare alberi? Non ci crede nessuno». Provincia, Comune e Parco del Ticino ora scriveranno a Terna per chiedere ufficialmente un miglioramento della mitigazione ambientale del palo 217 nell'ambito dei lavori in corso.

 

Anna Ghezzi


Regione dice no a Becca e Ponte barche Bereguardo Maggioranza Pdl e Lega boccia proposta di sistemazione definitiva a Linarolo e Bereguardo avanzata da Pd, ok da M5S

 

IN CONSIGLIO REGIONALE

 

 

 

Iolanda Nanni (Movimento Cinque Stelle) : “Poca attenzione su Pavia rispetto ad altri territori”

 

 

 

La maggioranza del Consiglio regionale ritiene che la sistemazione definitiva dei ponti della Becca e di barche di Bereguardo non sia tra le priorità di quest’anno: Pdl e Lega hanno votato contro una proposta del Pd, presentata dal consigliere regionale Giuseppe Villani e appoggiata dal Movimento 5 stelle, che mirava ad inserire tra le raccomandazioni all’amministrazione Maroni lo stanziamento di risorse per la sistemazione definitiva del Ponte della Becca e per la messa in sicurezza del Ponte di barche. La proposta del Pd era un ordine del giorno all’assestamento di bilancio 2013 che impegnava la Regione per la ristrutturazione delle due strutture, oltre a prevedere la possibilità di contribuire alla eventuale realizzazione di un nuovo ponte sul Po come già proposto dagli enti locali a livello territoriale e ribadito in questi giorni dopo la notizia che la Corte dei conti, a seguito di un esposto, sta acquisendo la documentazione sugli 11 milioni di euro spesi in 4 anni per evitare di chiudere il ponte e metterlo in sicurezza. «La Regione ha perso un’occasione per far sentire il proprio impegno su due infrastrutture nevralgiche della provincia di Pavia – dichiara il consigliere Villani – I ponti sul Po e sul Ticino versano in difficili condizioni e un intervento è necessario. Occorre una collaborazione tra Governo, Regione, Provincia e Comuni per trovare una vera via d’uscita che, soprattutto, sia definitiva e non solo transitoria. Presenteremo la stessa proposta in sede di discussione del bilancio preventivo 2014». Iolanda Nanni, consigliere M5S, spiega: «Siamo tutti allineati sulla questione, anche se la singola azione ha poco senso: le istituzioni devono presentare un progetto, una mozione con impegno specifico. Per quanto mi riguarda a settembre proporrò alla commissione territorio e infrastrutture di cui faccio parte di occuparsi di una situazione incresciosa da punto di vista delle infrastrutture e della valorizzazione del territorio. Noi siamo contrari a Expo, ma andremo ad affrontarlo con un ponte che collega Pavia e Vigevano e uno che collega Pavia all’Oltrepo, a pezzi. E la maggioranza si disinteressa del territorio pavese, nonostante le promesse». Ieri è stato impossibile contattare l’assessore alle attività produttive Mario Melazzini, impegnato con gli Stati generali della ricerca e dell'innovazione, e il consigliere leghista Angelo Ciocca, anche lui impegnato.

 

Anna Ghezzi


Vertice in Provincia con associazioni agricole e comitato Ticino L’assessore: «Non ci sono soldi per sistemarlo, i divieti vanno rispettati» «Accordo o ponte chiuso» Bereguardo ora è un caso

BEREGUARDO - Un punto d’incontro con gli agricoltori si cercherà di trovarlo, ma i limiti a peso e velocità ci saranno e il permesso di passare con carichi pesanti verrà concesso a pochi. Perché l’assessore provinciale ai lavori pubblici Maurizio Visponetti, ieri, all’incontro con le associazioni di categoria, è stato chiaro: «Il ponte rischia di essere chiuso». Risorse non ce ne sono più. «Per questo bisognerà sacrificarsi a percorsi alternativi», ha detto l’assessore a Confagricoltura, Coldiretti e Cia, ai sindaci di Bereguardo e Zerbolò e al Comitato Ticino 2000. Presenti all’incontro i tecnici e il comandante della polizia provinciale Maccarini. Sul tavolo le associazioni hanno posto il problema dei controlli, ma Visponetti ha assicurato che presto si terrà una riunione con il prefetto proprio per studiare un sistema più efficace di sorveglianza sui ponti della Provincia. Di certo non si potrà contare «sull’unico vigile presente sul nostro territorio comunale, oberato di lavoro», ha detto il sindaco di Bereguardo, Roberto Battagin, aggiungendo che «si dovrebbero delegare i controlli a volontari con poteri limitati». Ribadito dal Comitato il “no” al passaggio dei mezzi pesanti. «Il ponte è di tutti, pendolari e agricoltori, mettiamoci una mano sul cuore e difendiamolo», è l’appello del portavoce Carlo Maiocchi, mentre Mario Frigerio (Comitato) ha ricordato «le pessime condizione della parte sottostante all’assito”» Luigi Negri e Carlo Palladino, Coldiretti, hanno però sottolineato che “le vibrazioni sono determinate anche dalla velocità e, in assenza di controlli, tutto è ammesso, ma le conseguenze sono di coloro che utilizzano il ponte per lavoro”. Il direttore di Confagricoltura, Luciano Nieto ha invece parlato di “uso” che andrebbe normato, di “abuso” che va controllato e di “frode” che va condannata. Poi ha ricordato “la situazione di emergenza delle infrastrutture viarie della provincia” e ha avanzato una proposta: «Coinvolgiamo Regione, Governo e banche per trovare le risorse necessarie».Renato Fiocchi, che oltre ad essere sindaco di Zerbolò è anche agricoltore, ha puntato l’indice contro “interventi che non sono risolutivi”. «Il ponte è delicato – ha spiegato -. Andavano utilizzati assi di legno intere che avrebbero consentito una migliore distribuzione del peso. Un ponte in barche che galleggia può sopportare i 600 quintali. Per i mezzi agricoli, passare da Pavia è impensabile». «In effetti deviare su altre strade determinerebbe seri disagi – ha detto Elena Vercesi, Cia –. Il nostro interesse è quello di tutelare il ponte e cercheremo di limitare al minimo i passaggi». 

 

Stefania Prato


STRADELLA Alla Città del Libro lavoro in calo e posti a rischio

 

STRADELLA Calano i volumi di lavoro alla “Città del Libro” di Stradella e le assunzioni effettuate non raggiungono le previsioni fatte dalla ditta, durante l'insediamento della logistica. L’altro giorno, alla Camera del lavoro di Stradella, si è svolta una riunione tra i sindacati e i dipendenti, per un normale cambio di cooperativa. Durante l’incontro, però, si è analizzata anche la situazione dell’attività, a ormai tre anni dall’apertura del polo industriale. «La crisi ha colpito anche il settore del libro, e quindi i consumi sono calati – spiega Giovanni Romanelli della Cgil –. Questo ha avuto ripercussioni negative sulla tenuta occupazionale e, rispetto ai 250 posti di lavoro preventivati, attualmente siamo al livello dei 140-150 dipendenti». I sindacati, inoltre, devono intervenire ogni giorno per risolvere vertenze tra le cooperative e i lavoratori, soprattutto per il mancato pagamento delle ore effettuate. «Possiamo dire che interveniamo con cadenza ormai quotidiana – prosegue Romanelli –. È vero che, singolarmente, questi casi non sono molto problematici, però nell’insieme denotano un problema di gestione della logistica». Non è escluso che, se la situazione dovesse aggravarsi, si possa ricorrere ad una mobilitazione o ad uno sciopero. Il sindacato sta analizzando anche la situazione del nuovo insediamento della “Città del farmaco”, che ha iniziato l’attività a gennaio: a metà del mese di giugno ci sarà un nuovo incontro con la proprietà per chiarire la situazione. «Finora i lavoratori non si sono lamentati, però ci sono problemi di organizzazione del lavoro, con turni molto lunghi. Speriamo che sia solo per il periodo iniziale», conclude Romanelli. Nel nuovo polo lavorano circa 80 nuovi assunti, anche se la maggior parte proviene da trasferimenti da vecchi impianti. (o.m.)