Bereguardo, l’ente ribadisce il no agli appassionati delle battaglie con armi finte «Rischio non solo per gli animali ma anche per le persone». Multe fino a 500 euro Parco del Ticino, stop a chi gioca alla guerra

nformarsi. «Il softair rientra nelle condotte vietate all’intero del Parco – conclude Peia –. Non c’è una norma ad hoc, ma le sanzioni sono tutte regolate dalla legge regionale di Giovanni Scarpa wBEREGUARDO Niente guerra per gioco all’interno del Parco del Ticino. Il softair, l’attività ludico-sportiva basata su tattiche militari in cui si utilizzano armi finte, che registra sempre più appassionati anche in provincia di Pavia, non può essere praticata all’interno dell’area protetta. Lo ribadisce lo stesso Parco, dopo l’ennesima richiesta (respinta) di potersi divertire nei boschi lungo il fiume. E chi lo fa, lo fa a suo rischio e pericolo visto che può essere sanzionato fino a 500 euro se sorpreso armato e vestito di tutto punto. «E’ sempre più frequente che arrivino richieste per poter esercitare questa attività – spiega il direttore del Parco, Claudio Peia –. Ma il permesso non viene mai accordato. E questo per due motivi. Il primo riguarda la fauna. Per quanto si tratti di simulazioni, l’utilizzo di armi elettriche e la presenza di uomini in tuta mimetica possono spaventare gli animali. Il secondo è uguale, ma riguarda le persone. Non credo che i fruitori di sentieri e boschi del Parco sarebbero contenti di vedersi sbucare, magari all’improvviso, un uomo armato e vestito con tuta mimetica e equipaggiamento militare». La tutela, insomma, è duplice. C’è anche poi un discorso ambientale, perchè le centinaia di pallini che vengono sparati durante una gara di softair rimangono poi sul terreno. Insomma, la guerra per gioco non è ammessa all’intero del perimetro del Parco. Incompatibilità ambientale e turistica, ma non solo. Dietro le autorizzazioni sempre negate per quello che potrebbe sembrare un innocuo gioco, si cela anche un motivo di sicurezza. Chi infatti si affronta armi (finte) in pugno tendendosi agguati mimetizzandosi fra cespugli e alberi è attrezzato di tutto punto, a partire dagli occhiali di protezione. Ma se qualcun altro dovesse imbattersi nel gruppo, nel pieno della “battaglia”, potrebbe anche rischiare di farsi male. Insomma, gli appassionati di questo gioco, ora diventato uno sport vero e proprio, e che sono sempre più numerosi, si devono rassegnare. I bellissimi boschi del Parco del Ticino non potranno mai trasformarsi in teatro di operazioni belliche, seppure sulla carta e per divertimento. Per la verità chi pratica il software abitualmente questo lo sa. In provincia di Pavia esistono campi autorizzati a Bastida, Spessa, Cava Manara e Ruino. Il rischio è per chi non conosce le regole e si avventura, armi in pugno, con un gruppo di amici a darsi battaglia senza prima idel 30 novembre ’86, che prevede diverse ipotesi di danno ambientale all’interno del Parco. Quello più lieve, in cui rientra appunto il softair, è il danno ambientale con possibilità di ripristino, il meno grave. Per il quale, comunque, sono previste multe fino a 500 euro».


Terminati i restauri al Colombarone, “luogo del cuore” per il Fai La Sforzesca ritrova gli affreschi

VIGEVANO Terminato il restauro degli affreschi al Colombarone. La cascina leonardesca era stata eletta “luogo del cuore” del Fai (Fondo per l’ambiente italiano) e, per questo, beneficiaria di un finanziamento, in collaborazione con Intesa San Paolo, di 8 mila euro per la risistemazione delle due targhe quattrocentesche che testimoniano l’anno di costruzione. A questi 8mila, se ne sono aggiunti 3mila dai cosiddetti “portatori di interesse”, persone, enti o associazioni (Ast, azienda Montana e l’oratorio della Sforzesca) che hanno a cuore la riqualifica del bene architettonico. A dicembre, poi, il Comune ha deliberato altri lavori di completamento delle parti di affresco sul lato nord/ovest. «L’intervento – spiegano Mauro Nicora e Paola Mangano della Restauri Nicora, titolare dell’appalto – è consistito nella pulitura, consolidamenti con silicati, stuccature delle porzioni di marmo andate perdute e ripresa pittorica delle lettere a pannello. Per quanto riguarda l’affresco, abbiamo usato pittura a secco, al silicato, simile all’originale ma un po’ più resistente. La simbologia raffigurata nell’affresco illustra le imprese di Ludovico il Moro». «Questo intervento – ha aggiunto il sindaco Andrea Sala – sarà sicuramente piccolo in sé, ma ha un grande significato. Ringraziamo Intesa San Paolo per averci creduto e speriamo che anche il privato voglia investire in questa stupenda opera». Erano presenti anche Clara Mascherpa, dirigente del settore lavori pubblici del Comune, Elide Offredi e Luca Colombi della delegazione Fai di Pavia, Adriano Martinengo e Maura Muzzanti di Intesa Sanpaolo. (si.bo.)

 


Gropello sostituirà tutti i lampioni per risparmiare ed avere benefici anche per quanto riguarda la qualità del servizio. Lo annuncia il sindaco Giuseppe Chiari. «Abbiamo stipulato un contratto con Enel Sole – evidenzia il primo cittadino di Gropello Cairoli – che porterà a sostituire circa 600 punti luce in città, installando dei lampioni a led. Questa soluzione avrà molti benefici, tra cui quello economico visto che l’intervento sarà, di fatto, a costo zero venendo finanziato dal risparmio che avremo negli anni». L’obiettivo della giunta è infatti quello di spendere per l’illuminazione il 70% in meno rispetto a quanto avviene adesso. «Abbiamo calcolato – sottolinea Chiari – che il risparmio che avremo ci permetterà prima di tutti di ammortizzare la spesa e poi di iniziare a ridurre i costi anno dopo anno. Ma quello economico non sarà l’unico beneficio perché la luce a led è migliore e quindi, a parità di punti luce, la città sarà maggiormente illuminata rispetto ad ora. Abbiamo compiuto il primo passo firmando il contratto, adesso attendiamo i lavori che inizieranno nel 2015». (a.c.f.)



Da La Provincia Pavese del 5.12.14


In provincia quattro incidenti al giorno - Sicurezza sulle strade

Gramigna: da declassare le strade provinciali dentro i paesi per imporre limiti più bassi

Quattro incidenti al giorno se si contano solo quelli con morti e feriti. Una strage guardando i numeri nel loro insieme: in 13 anni, dal 2000 al 2013, sulle strade della provincia di Pavia sono morte 897 persone, 37 solo l’anno scorso. E i feriti sono ancora di più: quasi 20mila fino al 2005, quando ogni anno superavano quota 3mila. Altrettanti negli 8 anni successivi. In calo, certo: gli scontri mortali nel 2000 erano stati 2185, l’anno scorso 1578 (-27,8%). I feriti nel 2000 erano stati 3202, l’anno scorso 2304 (-28%), i morti sono passati dal 99 di 14 anni fa ai 37 dell’anno scorso. Numeri che non potranno mai essere asettici, perché nascondono vite spezzate, drammi familiari e umani. Il report regionale. A fornire i dati è il centro di monitoraggio sulla sicurezza stradale della Regione Lombardia. Rispetto al 2012 ci sono stati meno incidenti (90 in meno) e meno morti (3 in meno). Ma nonostante il numero di sinistri diminuisca, il numero di feriti non diminuisce altrettanto. Pavia è sopra la media. A Milano ci sono stati 108 incidenti mortali su 14.755. Ma a fronte di un numero di incidenti inferiore a quello di altre province, la mortalità degli incidenti e il numero di feriti è maggiore a Pavia. A giudicare dai dati, dunque, qui gli scontri sono più gravi. Più gravi che in Brianza, a Milano, a Lecco e Varese, dove il morto arriva, in media, ogni 130 incidenti. Da noi ce ne sono invece più di 2 ogni 100 scontri. Il record dei veicoli coinvolti è a Pavia città (715), poi vengono Vigevano (469) e Voghera (333). Ma si difendono bene anche Broni (88), Stradella (61) e San Martino (43). Chi guida è a rischio. Su 37 vittime della strada, 19 erano a bordo di un’auto. E di questi, la maggior parte la stava guidando: solo una vittima su tre era al posto del passeggero. Diminuiscono i morti tra i 18 e i 34 anni: erano 27 nel 2000, nel 2013 metà delle vittime ha ora tra i 35 e i 69 anni. Il pericolo su due ruote. Rispetto al 2012, quando i centauri pavesi che hanno dovuto piangere 14 vittime, l’anno scorso la mortalità si è dimezzata. Ma in 13 anni hanno perso la vita in 134, a cui si aggiungono 42 persone in motorino. Non è una provincia per ciclisti. Sui 49 ciclisti morti su strada in Lombardia, 4 sono morti in provincia di Pavia. E andare a piedi non è molto meglio: mentre il numero di pedoni feriti in Lombardia cala ormai da anni, qui cresce. Autostrade e provinciali. In autostrada in provincia di Pavia si muore di più: su 100 incidenti in autostrada, la media è di 10 morti, contro i 2 del resto della regione. Poi vengono le provinciali disastrate, in particolare in curva. In paese si muore meno, anche se lì si concentrano il maggior numero di incidenti. E secondo il report, non è la sera, che si muore di più. Ma al mattino, fino alle 11, andando al lavoro. «Da un lato – dice Gramigna – occorrerebbe fare una declassificazione progressiva delle provinciali in ambito urbano, in modo da imporre limiti di velocità più bassi e migliorare la manutenzione che ora la Provincia non riesce a garantire. Occorre poi incentivare l’uso dei mezzi pubblici, rendendoli concorrenziali rispetto all’uso dell’auto: la nostra riorganizzazione del trasporto pubblico va in questa direzione». 



di Anna Ghezzi

Da La Provincia Pavese del 22 novembre 2014




Anche la Provincia si unisce alla richiesta di 11 centri al commissario di Expo  Naviglio navigabile, sì di Bosone

BORGARELLO Anche la Provincia decide di aderire al progetto sulla navigabilità del Naviglio pavese, portato avanti dal Comitato per la tutela e lo sviluppo della Certosa. E lo fa sottoscrivendo la lettera indirizzata a Giuseppe Sala, Commissario per Expo 2015, firmata anche dai sindaci di ben 11 Comuni delle province di Pavia e Milano. L’ok di Piazza Italia arriva dopo quello dato dal sindaco di Pavia Massimo Depaoli e dal vice sindaco di Milano Ada De Cesaris. «E’ un progetto ambizioso e strategico per lo sviluppo turistico del nostro territorio – sottolinea Depaoli -. Speriamo che si riescano a trovare i fondi per realizzarlo». «I Comuni che hanno sottoscritto l’appello – afferma il presidente Daniele Bosone – si sono trovati d’accordo nel proporre il restauro e la sistemazione del Naviglio Pavese per consentirne la navigabilità fino al Ticino e di realizzare una pista ciclabile senza interruzione della continuità del percorso». Per l’assessore al turismo Emanuela Marchiafava «questa iniziativa potrebbe davvero dare il via ad un importante progetto interprovinciale». «Grazie alla collaborazione tra Milano e Pavia e al coinvolgimento di tanti comuni – aggiunge – si può pensare a realizzare un intervento che punti al rispetto dei criteri di sviluppo del turismo lento, mirando al recupero di una via d'acqua, inizialmente nella tratta fra Certosa e Pavia, che sebbene ad oggi sia classificata come canale irriguo, potrebbe invece tornare a essere navigabile». Per il sindaco di Borgarello Nicola Lamberti bisogna pensare alle ricadute positive sul territorio. Punto, questo, su cui si trova d’accordo il presidente Bosone che ricorda «l’interesse storico alle grandiose innovazioni urbanistiche dei Visconti, dal castello di Pavia, alla Certosa, fino al castello di Mirabello». (st.pr)



Da La Provincia Pavese del 6.11.14


Bereguardo; Lavori sul raccordo fino a giugno 2016

BEREGUARDO Giugno 2016: per questa data è previsto il termine dei lavori al raccordo autostradale Pavia-Bereguardo. Un progetto di riqualificazione da quasi 25 milioni di euro, destinato a cambiare il volto della decina di chilometri che collegano la città col casello dell’A7. Un cantiere che sta causando qualche disagio a chi abita nella zona, tra restringimenti di carreggiata e svincoli chiusi. Ieri la Milano Serravalle ha comunicato una proroga «per consentire l’ultimazione della Fase 1 dei lavori di riqualifica del raccordo». Fino al 30 Novembre rimarranno chiusi al traffico in modo permanente gli svincoli in entrata e in uscita da Cascina Campagna in direzione Pavia. Stessa chiusura anche per lo svincolo di Cascina Gaggiola, chiuso sempre in direzione sud. «L'avanzamento dei lavori vedrà entro il 2014 la conclusione delle attività della macrofase 1 – spiegano dalla Milano-Serravalle – che comporta queste attuali limitazioni alla circolazione». Completato questo primo stadio, il cantiere continuerà. «Verranno successivamente attivate analoghe cantierizzazioni lungo l'intero asse stradale del raccordo in entrambe le carreggiate – fanno sapere sempre dalla società che gestisce il collegamento Pavia-Bereguardo – con contestuale istituzione di percorsi alternativi consigliati sulla viabilità locale». Il traffico, molto probabilmente, sarà deviato sull’ex statale 526. Intanto il cantiere andrà avanti: è prevista l'installazione di nuove barriere di sicurezza, l’allargamento della sede stradale e anche il potenziamento del casello di Bereguardo, che passerà dagli attuali cinque varchi a sette.

Gabriele Conta



Da La Provincia Pavese del 4.11.14


Godiasco, gli undici rifugiati puliranno strade e aree verdi 

GODIASCO SALICE TERME Gli undici rifugiati che soggiornano da aprile all’hotel Villa dei Tigli a Salice Terme useranno guanti e rastrelli per la pulizia di strade e parchi. La prefettura ha segnalato all’amministrazione comunale, attraverso un protocollo d’intesa con la Caritas diocesana, la possibilità di utilizzare questi ragazzi in fuga da guerra e miseria, di età tra i venti e i trent’anni, in lavori socialmente utili. Inoltre potranno recarsi al centro di ascolto medico di Tortona per sottoporsi a visite mediche ed essere indirizzati verso strutture convenzionate per ulteriori accertamenti. I rifugiati non possono essere assunti, ma possono invece svolgere attività di volontariato non retribuita nel territorio comunale in cui risiedono provvisoriamente. A Tortona, i rifugiati collaborano già con la Caritas tramite la cooperativa Agape. A Villa dei Tigli hanno vitto e alloggio gratuito. Lo Stato versa per ciascuno di loro una quota giornaliera di 30 euro, 2,50 dati direttamente ai ragazzi (75 euro al mese) oltre a una ricarica telefonica una tantum.

Marco Quaglini


Da La Provincia Pavese del 28 ottobre 2014


Interessante esperimento, che potrebbe essere “copiato” anche in altre realtà. La risposta giusta al dilagare dei rifiuti abbandonati, anche per i comuni senza soldi?


Ponte in chiatte soldi da Milano

La Regione approva la risoluzione di Iolanda Nanni (M5s) Ora la giunta dovrà reperire 400mila euro per i lavori.

BEREGUARDO La Regione si impegna a salvare il ponte in chiatte, dando un contributo economico e istituendo un tavolo tecnico e politico per la valorizzazione dell’infrastruttura. E’ stata infatti approvata all’unanimità dal consiglio regionale la risoluzione presentata dalla consigliera del Movimento 5 Stelle Iolanda Nanni con cui si chiedeva a palazzo Lombardia di intervenire per salvare il ponte. L’ok al documento prevede che la giunta si impegni a trovare 400mila euro, le risorse richieste dalla Provincia per terminare i lavori di sistemazione della struttura in barche. Resta da vedere se poi effettivamente gli amministratori regionali riusciranno ad individuare, nei meandri di un bilancio che dovrà fare i conti con i tagli lineari decisi dal governo Renzi, la cifra promessa, ma «è una somma che si potrebbe recuperare», sostiene Nanni che si dice «soddisfatta per il grande risultato ottenuto», ma anche «sorpresa per l’attenzione dimostrata da tutti i consiglieri». «Da tempo – aggiunge – si chiedeva il coinvolgimento della Regione su questa infrastruttura ed è importante che sia stato messo nero su bianco l’intervento economico, in grado di salvare un ponte che è una delle ultime testimonianze presenti in Italia, ha una valenza storica e turistica da tutelare ed è un nodo viabilistico strategico da salvaguardare. Le eccellenze del nostro territorio, che possono costituire fonte di occupazione, non devono essere penalizzate». Fondamentale, ricorda la consigliera, è stata la documentazione, anche fotografica, presentata in Commissione dal Comitato Ticino 2000. «Senza il loro appello – precisa – non ci sarebbe stato alcun beneficio economico». «Siamo più che soddisfatti e ringrazio la consigliera Nanni e tutti coloro che si sono adoperati per questo risultato – dice Carlo Maiocchi del Comitato – ma ora vogliamo che il tavolo di lavoro si apra il prima possibile. Non si possono attendere i tempi della politica, perché il ponte ha bisogno di interventi immediati e contiamo sulle risorse promesse». Con quel denaro, sottolinea Maiocchi, si potranno ripristinare le telecamere su entrambe le sponde, sostituire le sbarre agli ingressi con strutture fisse in ferro, rifare 5 campate e la rampa della sponda di Bereguardo, ripristinare la passerella pedonale e qualche movimentazione di ghiaia. «Chiedo alla Provincia e al Parco del Ticino – aggiunge – di ristrutturare la casetta dei cantonieri dove posizionare un presidio fisso della Protezione civile, un ufficio del Parco e un punto vendita di prodotti del territorio, realizzando il progetto di Piazza Italia». Stefania Prato


Bereguardo, la Regione dice sì ai lavori al ponte di barche

E’ stata approvata all’unanimità dalla Commissione V Infrastrutture e Territorio la risoluzione che impegna la Regione a stanziare risorse per il ponte in chiatte. Risoluzione che era stata presentata dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Iolanda Nanni. La votazione si è svolta ieri pomeriggio, dopo l’audizione dell’assessore provinciale ai lavori pubblici Maurizio Visponetti che ha spiegato come la Provincia non sia più in grado di provvedere agli interventi di manutenzione di cui ha bisogno il ponte. «Non abbiamo a disposizione le risorse necessarie ad ultimare i lavori di sistemazione delle campate – sottolinea Visponetti – Servono circa 400mila euro per terminare l’intervento iniziato dalla Provincia e altri 250mila per la movimentazione della ghiaia, in modo da consentire alla struttura di tornare a galleggiare». Soddisfatto Carlo Maiocchi del Comitato Ticino 2000, presente alla seduta della Commissione. «E’ stata una bellissima sorpresa che non ci aspettavamo – commenta Maiocchi – e siamo contenti che la risoluzione sia stata approvata all’unanimità. Il prossimo passaggio sarà in Consiglio il cui parere favorevole vincolerà la giunta a dare le risorse di cui il ponte ha bisogno. Ringrazio il presidente della Commissione e soprattutto la consigliera Nanni per l’impegno e l’ottimo lavoro svolto che ha portato a questo risultato». «Con questa risoluzione abbiamo dato seguito e concretezza all'appello del Comitato che da anni si batte per la valorizzazione del ponte di barche – spiega Nanni - . Abbiamo anche ottenuto l'apertura di un tavolo tecnico-politico regionale per affrontare, di concerto con le amministrazioni locali, Aipo e Parco del Ticino, tutte le criticità in cui versa la struttura, vagliando anche soluzioni che consentirebbero l'auto sostentamento economico delle manutenzioni attraverso, ad esempio, la commercializzazione della ghiaia che si deposita sull'alveo”. Ma soprattutto, dice la consigliera, è stato ottenuto il sostegno economico da parte di Regione Lombardia per interventi urgenti e non più procrastinabili. Si tratta dei 400mila euro richiesti mesi fa da Piazza Italia. «Bisogna valorizzazione un ponte che costituisce un preziosissimo patrimonio storico-turistico e paesaggistico e che, in vista di Expo – precisa Nanni - è una importante vetrina per attrarre il turismo sostenibile sui territori pavesi».



Da La Provincia Pavese del 17.10.2014

Stefania Prato


Contadini per un giorno in 500 alle Cascine Orsine

Bereguardo, da tutta la Lombardia per seminare un campo da due ettari, Giulia Maria Crespi: «Dobbiamo consegnare ai bambini un mondo sostenibile»

BEREGUARDO Apre le sue porte Cascine Orsine, azienda agricola biodinamica, 650 ettari immersi nel Parco del Ticino. Accoglie circa 500 persone, giovani e meno giovani, genitori e figli. Tutti pronti a improvvisarsi contadini per un giorno e a prendere d’assalto un campo di due ettari, fresco di aratura, muniti di stivali e di un sacchetto di semi di frumento, rigorosamente biologici, di varietà Bologna. Vengono da tutta la Lombardia per incontrare «un’agricoltura che difende la vita» perché si coltiva «nel rispetto dell’ambiente» e si ottengono «prodotti genuini che fanno bene alla salute», sottolinea Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onoraria del Fai. Fu lei a trasformare, nel 1976, questa tenuta nel regno dell’agricoltura biodinamica, dove si seguono i principi del filosofo Rudolf Steiner che bandisce l’uso dei concimi chimici e impone quelli naturali per rendere la terra sana e fertile. E dove si dice no agli Ogm. E’ implacabile Giulia Maria Crespi: «Le multinazionali che gestiscono la vendita di sementi detengono un potere quasi superiore a quello delle lobby petrolifere». Difende quell’agricoltura biodinamica che garantisce posti di lavoro. Nelle sue tenute lavorano 25 persone, oltre a tre volontari che vengono qui per imparare il mestiere del contadino e a cui vengono offerti vitto e alloggio. «In quella convenzionale si darebbe lavoro al massimo a quattro persone», precisa Crespi. Sono numeri da record quelli di questa quarta edizione di «Seminare il futuro», organizzata dai negozi biologici Cuorebio e NaturaSì e che ha coinvolto, 38 aziende agricole del nord Italia. «E’ l’occasione per vedere dal vivo come si può coltivare in modo diverso, è una porta aperta verso il futuro, per un mondo sostenibile da custodire e consegnare ai nostri bambini», dice la presidente, ricordando un verso della canzone che Dalla, affascinato da Cascine Orsine, compose per lei e per quella tenuta dove «sono tornate a cantare le rane». E il figlio, Aldo Paravicini aggiunge: «La semina collettiva, a mano, è un gesto simbolico, ma le presenze devono far riflettere, dimostrano che non si tratta più di un settore di nicchia, ma che la gente è sensibile alla necessità di un’agricoltura pulita». Certo un’agricoltura che non «cerca profitti stratosferici», ma custodisce la «biodiversità» e dove la lotta alla malerba si fa con la lavorazione meccanizzata e la falsa semina, passando anche otto volte con gli erpici strigliatori, spiega Carlo Mian, direttore di Cascine Orsine. E l’erpice sarà già in funzione oggi, interrando i semi gettati da tante mani inesperte. «Compro solo biologico, vivere e mangiare sano fa parte della nostra filosofia di vita», dice Roberto Casarin, mentre Davide Di Pasquale e Barbara Tonani sono qui per mostrare alla loro bambina «da dove arrivano i prodotti che si mangiano». Stefania Prato GUARDA LA FOTOGALLERY SUL NOSTRO SITOwww.laprovinciapavese.it


Da La Provincia Pavese del 13.10.2014


Gli interessi di Malpensa distruggono la nostra natura

Doveva essere la costruzione del nuovo ponte sul Ticino tra Vigevano ed Abbiategrasso, tra la sponda pavese e quella milanese (almeno così ci raccontavano) a far fronte all’aumento del traffico sul vecchio ponte della ex strada statale 494 e dare una tangenziale ad Abbiategrasso. Ed invece, il tragitto previsto è quello tra Vigevano, Milano e la Malpensa, ancora una volta voluto per favorire i collegamenti con lo scalo aeroportuale: un allacciamento previsto di 30 chilometri d’asfalto nei Parchi del Ticino ed Agricolo Sud Milano, in comunicazione con la Boffalora-Malpensa già inaugurata nel 2008 in pieno parco del Ticino. Se solo nel novembre del 2013 il collegamento tra Vigevano e la Lomellina con lo scalo della Malpensa pareva irrealizzabile, a pochi mesi di distanza la svolta secondo cui la realizzazione della Vigevano- Malpensa sarebbe a un punto decisivo. Il cantiere del nuovo ponte ha già sacrificato nel 2010 ad Abbiategrasso una fascia di foresta planiziale in pieno Parco del Ticino. In occasione delle mobilitazioni mondiali per la Giornata sul Clima, vorrei sottolineare l’impressionante numero di ettari boschivi già cancellati in funzione dello scalo della Malpensa nel corridoio ecologico del Parco del Ticino, riserva della biosfera per l’Unesco. Al di là dei regni floristici differenti (qui ciò che resta della foresta planiziale caducifoglie che una volta copriva la pianura padana, là in Sudamerica la maestosa foresta pluviale sempreverde) è evidente l’analogia con quanto accade in Amazzonia: prima smentiscono progetti dentro le aree protette e poi, a poca distanza di tempo, i rilievi satellitari localizzano strade illegali costruite dentro la foresta per gli sfruttamenti petroliferi proprio in quella fetta di foresta amazzonica che presenta la massima biodiversità del Pianeta, con oltre 2.200 tipi di piante, 270 specie di rettili e anfibi, e 100.000 specie di insetti; mi riferisco al Parco nazionale Yasunì in Ecuador dove il nuovo sfruttamento petrolifero in Amazzonia, secondo il Guardian, sarebbe frutto di un accordo segreto tra il governo dell’Ecuador e la banca cinese China Development Bank. Ci tengo a sottolineare il peso degli interessi economici delle compagnie commerciali che fanno scalo alla Malpensa, i quali probabilmente esercitano una pressione maggiore rispetto al numero crescente di passeggeri diretti all’aeroporto varesino o agli automobilisti diretti dalla Lomellina a Milano ed incolonnati ad Abbiategrasso.


Giovanni Barcheri Siziano
Da La Provincia Pavese del 14.10.2014


Salvare Pavia, appello ai cittadini per bene 

di ELIO VELTRI

 

Ero molto curioso di visitare la Provenza perchè da tempo mia moglie, che la conosce bene, me ne parlava come di un giardino, ricco di monumenti e custodito con amore. E così, di ritorno dalle consuete vacanze in Calabria - una terra altrettanto magnifica, ma devastata dal cemento, dall’incuria e, soprattutto, dalla violenza della ’ndrangheta - abbiamo preso il treno e siamo arrivati ad Avignone, nella stazione avveniristica per i Tgv. Il primo pensiero a voce alta è stato: ma quanto sarà costata? E quanto costa gestirla dal momento che è tenuta così bene e il personale con la divisa della società Sncf abbonda ed è costituito per lo più giovani? La stazione, come le altre nelle quali siamo transitati, è pulita, ordinata, comoda, munita di servizio di informazione. Altrettanto efficienti e moderne quelle dei pullman, con spazi e corsie per decine di autobus che si avvicendano, schermi che indicano ininterrottamente gli orari e le destinazioni. La puntualità in partenza e in arrivo è una norma. Allora ti chiedi: ma la Francia non è tormentata dalla crisi come l'Italia? Si, lo è, ma sembra un altro mondo, i servizi pubblici funzionano e capisci che sono al servizio dei cittadini. Avignone è sovrastata dal Palazzo dei Papi, fortezza medioevale nella quale per un secolo, il XIV, i pontefici, alcuni d'accordo con Roma e altri in dissenso, protetti dal governo francese, hanno vissuto e si sono occupati più di politica che della cura delle anime. Il centro storico è ben tenuto, pulito, ricco di chiese e di giovani, circa 30mila studenti universitari. Con la macchina che avevamo prenotato abbiamo visitato Arles, Aix en Provence, i centri minori del Luberon per poi raggiungere a Lauris i nostri amici, Luciana e Jean Pierre, che hanno lasciato Parigi e si sono trasferiti in Provenza. Ma, dopo una breve informazione sui trasporti disponibili, il giorno successivo la macchina l'abbiamo restituita e abbiamo usato i mezzi pubblici. Speculazioni edilizie ne abbiamo viste poche. Recupero di case e aree dismesse molte. Forse per questo 20 milioni di turisti all'anno visitano la Provenza e l'economia è fatta di turismo e dell'indotto. Attività pulite, eco-sostenibili, ad alto impiego di manodopera, con tanti giovani. Nella settimana trascorsa a visitare parchi, centri storici, chiese e musei ho pensato alla nostra città handicappata per il clima, ma con una storia più importante di quella di Avignone, di Arles, di Aix en Provence e dei paesi non meno interessanti e piacevoli, conquistati da Cesare dopo una lotta senza quartiere, costata circa un milione di morti, per battere Vercingetorige e conquistare la Gallia. La nostra Pavia, castrum romano, capitale del regno dei Longobardi, di cui la Cripta di S. Eusebio del VII secolo, ricettacolo di rifiuti, è una delle pochissime testimonianze. Pavia che conserva uno straordinario patrimonio di chiese romaniche per il quale proponemmo in Consiglio comunale la richiesta all'Unesco di considerarle patrimonio dell'umanità, che andrebbe ripresa. Conquistata dai Visconti e dagli Sforza i quali hanno lasciato il magnifico Castello, l'Università e la Certosa; amata da Maria Teresa d'Austria che ha voluto la sede centrale dell'Università e il teatro Fraschini. Vi sono arrivato a 18 anni quando mio padre, medico condotto in Calabria, a Longobardi, mi aveva convinto a iscrivermi a Medicina. Quando arrivammo la nebbia era densa e mi sono spaventato. Poi mi sono abituato e ho capito che era parte del fascino della città. Per cui, quasi mi manca. Pavia, oggi degradata, sporca, imbrattata come poche altre città (in Provenza non ho visto una scritta sui muri). Il selciato delle vie sconnesso e i ciottoli di fiume buttati da tutte le parti. Le vie del centro storico, compresa quella in cui vivo, usate di notte da centinaia di giovani, classe dirigente di domani, per urinare e vomitare. Pavia violentata dal cemento con migliaia di case vuote, i cinema chiusi e al loro posto ancora case. Pavia con la spesa pro capite più elevata per il gioco con le macchinette, un turnover di negozi impressionante, migliaia di affitti in nero, la più inquinata tra le città lombarde, la più alta percentuale di economia sommersa tra i capoluoghi lombardi. Tutti sintomi di riciclaggio di denaro sporco e di presenza di una potente organizzazione criminale come la ndrangheta, che intimidisce chi si oppone e fa affari come una potenza economica planetaria. Questa non è più la città che avevamo scelto per i nostri studi e per viverci. Perciò faremo di tutto per ripristinare valori, cultura, tessuto urbano. Ma abbiamo bisogno di tutti i cittadini per bene, e sono tanti, che nei momenti di scontri e battaglie dei decenni precedenti, per salvare la città dal cemento e dalla corruzione, insieme a tanti studenti venuti da fuori, hanno partecipato, si sono schierati e hanno vinto.

 

(da La Provincia Pavese dell’8.10.2014)


Percorso collegato con quello già esistente in direzione Garlasco  Completata la pista ciclabile

GROPELLO Si farà a Gropello la nuova pista ciclabile da 150mila euro. Il progetto c’è e il Municipio in questi giorni sta muovendo la sua macchina burocratica per un cercare una ditta che possa svolgere il lavoro. Si prevede il collegamento all'attuale pista ciclabile di quella nuova e la sua prosecuzione fino all'ultima casa prima dell'uscita del paese in direzione di Garlasco. Da valutare, in base alle disponibilità di bilancio, invece, un altro intervento che l’amministrazione comunale vorrebbe realizzare. Ossia il terzo lotto dei lavori di ristrutturazione a villa Cairoli, che prevede la sistemazione della parte che ospitava l’ ex casa delle suore con l'obiettivo di trasformarla in un'area di ritrovo destinata in primo luogo agli anziani del paese. Il progetto prevede l’apertura di un cantiere dal costo previsto di 120mila euro circa. Intanto, sempre nella storica villa Cairoli, sede della biblioteca e punto di ritrovo, si sta ultimando la tranche di lavori approvati all’inizio dell’anno e costati circa cinquantamila euro all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Chiari.

 

 

TUTTI I COMUNI COSTRUISCONO CICLABILI (VERE, NON STRETTOIE IMPRATICABILI…). E BEREGUARDO???


L’area Lipu del Vignolo inserita come le Cinque Terre tra “I dieci luoghi che l’Europa ci invidia” L’oasi di Garlasco nella top ten della natura

GARLASCO L’Oasi Lipu Bosco del Vignolo è stata inserita tra “I 10 luoghi che l’Europa ci invidia”, secondo il portale legato allo sviluppo sostenibile Lifegate:http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/10-luoghi-che-leuropa-ci-invidia. L’area naturale alla frazione Bozzola ha ottenuto l’importante riconoscimento che la affianca, come Sito di interesse comunitario a tante bellezze italiane come Il Parco delle Cinque Terre, le Grotte di Collepardo o i Laghetti La Vota in Calabria. «E’ stata una sorpresa anche per me - commenta il responsabile dell’Oasi, Fausto Pistoja – negli ultimi dieci anni abbiamo cambiato moltissimo la zona insieme alla Lipu e grazie alla convenzione con il Comune, abbiamo qualche migliaio di visitatori ogni anno, i più entusiasti sono quelli che arrivano da Milano. C’è un po’ di rammarico per i garlaschesi che invece in molti casi non sono più venuti a vedere l’oasi e la ricordano com’era 15 anni fa con una discarica e un campo da motocross». Non è cosi invece per i garlaschesi più piccoli, grazie alle numerose attività educative: «Abbiamo avuto tante volte in visita i bambini dell’asilo e delle elementari – spiega Pistoja - alle scuole garlaschesi forniamo un percorso di educazione ambientale gratuito, mentre alle scuole di altri comuni chiediamo un contributo minimo». L’Oasi avvia le sue attività per sensibilizzare i cittadini in autunno e primavera evitando le stagioni più difficili per animali e piante, estate ed inverno: «L’oasi appartiene ad un Sito di interesse comunitario perchè qui ci sono alcune specie di animali e vegetali protette. Solo qui si trova la rana rossa di lataste, il pelobate fosco, un rospetto tipico della pianura padana e la licena delle paludi, oltre all’habitat protetto costituito dagli ontaneti, piante poco diffuse nel resto del mondo». I volontari non sono molti e si cerca sempre qualcuno disposto a dare una mano.

 

Da La Provincia Pavese del 4 settembre 2014

Maria Pia Beltran

 


ALL'AMICO E COMPAGNO DI BATTAGLIE ECOLOGISTE FAUSTO PISTOJA (RESPONSABILE DELL'OASI PREMIATA) LE CONGRATULAZIONI E LA SODDISFAZIONE DI ZELATA VERDE PER IL MERITATO RICONOSCIMENTO

 


A Bereguardo il presidente della Provincia chiede l’aiuto dei Comuni. Il sindaco Battagin: «La giunta Bosone si dimetta»

«Ponte in chiatte, colletta per salvarlo»

Bereguardo, nominata la commissione paesaggistica. Il Comune di Bereguardo, ha nominato i cinque membri della commissione per il paesaggio comunale, ossia l'organo tecnico-consultivo del Comune incaricato di valutare la qualità dei progetti, con particolare riguardo al loro corretto inserimento nel contesto urbano. Si tratta degli architetti Elena Emanuela Pagnini, Luisa Zuccotti e Alberto Scotti, e degli ingegneri Matteo Borloni e Riccardo Boerci. Davide Aiello

 

Il ponte in chiatte richiede interventi urgenti di manutenzione, la Provincia non ha risorse e il presidente Daniele Bosone chiede aiuto ai Comuni, proponendo un “sistema condiviso di manutenzione ordinaria”. Piazza Italia si rivolge a Zerbolò e Bereguardo, interessati alla sopravvivenza di una struttura storica e strategica dal punto di vista viabilistico, lancia l’idea di un fondo per gli interventi ordinari e mette sul tavolo 10mila euro, altri 10mila dovrebbero arrivare dai Comuni. Ma se Enrico Sacchi, sindaco di Zerbolò, dice di essere pronto a collaborare «cercando di trovare le risorse necessarie», Roberto Battagin, alla guida di Bereguardo, fa già sapere che «non domanderà ulteriori sacrifici ai propri cittadini». E chiede le dimissioni degli amministratori provinciali: «Se la Provincia non ha neppure i soldi per la manutenzione, si dimetta. Sarebbe un comportamento più dignitoso». E’ lapidario Battagin che parla di un ente “svuotato di competenze e di denaro”. Per Carlo Maiocchi, portavoce del Comitato Ticino 2000, «la questione ponte non è stata presa sul serio». «Stiamo ancora aspettando – aggiunge - che vengano installate sbarre più consistenti e ripristinate le telecamere». E se si prospetta lo spettro della chiusura, anticipa che “si darà battaglia”, mentre il sindaco sottolinea che “la Provincia dovrà risponderne ai cittadini, assumendosi la responsabilità della decisione”. «Anche i Comuni sono in difficoltà e per trovare le risorse devono aumentare le tasse – aggiunge -. Finora è mancata una pianificazione, il ponte deve galleggiare, altrimenti si continuerà a buttare denaro pubblico». Dice di non volersi tirare indietro, è pronto ad avanzare proposte al Parco del Ticino durante l’incontro che verrà organizzato da Piazza Italia proprio per trovare una soluzione al problema del galleggiamento, impedito dai cumuli di ghiaia contro cui sono incagliate le chiatte. «Se ne discuterà durante un tavolo in prefettura», fa sapere il presidente Bosone che definisce “antistorico” il sindaco Battagin, ricordando che «la Provincia è destinata a scomparire e la richiesta di solidarietà fatta ai Comuni risponde all’esigenza di una progressiva presa in carico delle manutenzioni». «Si tratta di un’assunzione di responsabilità a cui non ci si può sottrarre – spiega Bosone -. Dovrebbe invece dimettersi un sindaco che non trova 5mila euro da stanziare per salvare una struttura che interessa ai cittadini di Bereguardo. Il ponte necessita con urgenza di manutenzioni, ma non è più possibile contare sulle risorse della Provincia». Disponibile ad uno sforzo per reperire i fondi è invece il primo cittadino di Zerbolò che definisce “vitale” la salvaguardia dell’infrastruttura.

 

Stefania Prato

 


La Provincia Pavese – Venerdì 18 luglio 2014

 


Il progetto per collegare Milano a Certosa e mete turistiche Piazza Italia pensa a 4 percorsi, dalla Regione 500mila euro Expo, bus navetta da Famagosta per gite in provincia

La Provincia Pavese – 10 luglio 2014


Ecco i quattro percorsi della Provincia. Le Terre dei re, dai Longobardi ai Visconti, arrivando a Certosa e facendo tappa a Sant’Alessio per raggiungere la Bassa, Belgioioso, Corteolona, Santa Cristina fino a San Zenone e a Chignolo. Le Terre d’acqua, tra i castelli e le risaie della Lomellina. Le valli del vino, Versa, Coppa e Scuropasso, fino all’Alto Oltrepò. Percorsi d’arte e naturalistici e itinerari enogastronomici che nelle intenzioni della Provincia dovrebbero sopravvivere a Expo.

CERTOSA Il presidente della Provincia Daniele Bosone lo chiama “progettone”. È il palinsesto delle iniziative che dovranno essere pronte per Expo e che già possono contare su uno stanziamento di circa 500mila euro da parte di Regione Lombardia. Dai bus navetta che per 6 mesi partiranno da Famagosta verso le mete turistiche della provincia alla realizzazione di percorsi tra storia, arte e prodotti enogastronomici. Fino all’accoglienza. Perché dei 7milioni di visitatori che pernotteranno in Lombardia, si stima che il 5% sceglierà la nostra provincia, fa sapere Giovanni Merlino, presidente provinciale di Federalberghi: «Siamo vicini a Milano e abbiamo prezzi più abbordabili, tutte carte che dobbiamo saper giocare». La trama dei progetti è già stata tessuta dalla Provincia che ha pronti i quattro itinerari turistici da proporre ai visitatori dell’Esposizione universale, l’università sta elaborando idee, la Diocesi porta avanti azioni di sensibilizzazione etica per un turismo religioso. Poi ci sono gli operatori economici, le associazioni di categoria e i sindacati. Senza dimenticare i Comuni. Tutti al lavoro per far confluire nuove idee e nuove proposte alla cabina di regia coordinata da Provincia e Camera di Commercio e di cui fanno parte anche le fondazioni bancarie e i distretti del commercio. «Per la prima volta l’intero territorio provinciale si presenterà con un progetto unico – precisa Bosone -. All’interno di questo progettone si infileranno le singole iniziative, lasciate agli operatori economici». Sarà la cabina di regia a gestire quel cofinanziamento da 500mila euro che arriverà dalla Regione e il rimanente 50% di risorse che verrà messo a disposizione dagli enti territoriali. «Chi intende candidare il proprio progetto dovrà sostenerlo economicamente», sottolinea l’assessore provinciale al turismo Emanuela Marchiafava che sta portando avanti l’organizzazione di un sistema di collegamento più diretto e capillare, «perché i turisti vanno portati sul nostro territorio». Insomma non basta organizzare escursioni con visite guidate, bisogna anche facilitare l’arrivo dei turisti. «Per il momento c’è la S13, ma servono mezzi che colleghino il territorio minore – spiega Marchiafava -. Abbiamo pensato a bus navetta che partano da Famagosta e raggiungano i vari punti della provincia». Per Marcello Infurna, sindaco di Certosa dove sono state presentate le iniziative di Piazza Italia «è fondamentale fare sistema con il supporto della Provincia. Col Distretto neorurale, parteciperemo ai bandi regionali». Intanto Federalberghi ha già avuto contatti con una delegazione austriaca e con una delegazione coreana di 120 persone che dovrebbero fermarsi 6 mesi. Stefania Prato

 


La giunta Depaoli approva, in vista riunione dei paesi rivieraschi Naviglio navigabile, sì da Pavia

La Provincia Pavese – 11 luglio 2014

 

CERTOSA Piace all’amministrazione Depaoli il progetto sulla navigabilità del Naviglio pavese. L’assessore al Turismo Giacomo Galazzo fa sapere che «la questione verrà al più presto sottoposta alla giunta». Il Comitato per la tutela e lo sviluppo del sistema monumentale della Certosa, dopo l’ok di Milano, incassa il parere favorevole di Pavia. Il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris infatti ha scritto: «Aderisco volentieri in quanto il Comune è già impegnato nel progetto della riapertura dei Navigli». L’assessore Galazzo intanto ha già contattato l’Università di Pavia che sta portando avanti gli studi idraulici. Si dice soddisfatto l’avvocato Franco Maurici, esponente del Comitato e di Italia Nostra, che ora punta ad una «riunione operativa tra tutti i Comuni rivieraschi». «È fondamentale che i centri maggiori puntino sul progetto e puntino – afferma Maurici –. Insieme potremo presentare l’iniziativa al commissario di Expo Giuseppe Sala. Il nostro obiettivo è anche la valorizzazione del monumento della Certosa e dei beni architettonici pavesi. Oltre ad incrementare l’occupazione giovanile». Ripristinare la percorribilità di questo corso d’acqua, dalla Darsena di Milano a Borgo Calvenzeno, passando da Certosa e Borgarello, «è un’idea concretizzabile» per Maurici. Secondo Stefano Sibilla, docente del Dipartimento di ingegneria civile e architettura dell’Università di Pavia che si occupa della progettazione, «è realizzabile in tempi brevi soprattutto la navigabilità del tratto tra lo stadio pavese e Certosa». (st.pr.)

 


Scuola, boom istituti di agraria: +34% le iscrizioni in Lombardia

Negli ultimi cinque anni, da quando è scoppiata la crisi economica sono aumentati di quasi il 30 per cento i ragazzi lombardi che hanno scelto di studiare agraria alle superiori. E’ quanto risulta da una ricerca di Coldiretti Lombardia in occasione della giornata dedicata al progetto della UE su “Youth Guarantee”  presentato oggi a Milano.

 

La crescita delle iscrizioni – spiega la Coldiretti regionale - riguarda sia gli istituti tecnici che i professionali. E sono proprio gli “Istituti professionali per l’agricoltura e l’ambiente” a fare da traino: fra il 2009 e il 2014 le iscrizioni al primo anno nei 13 istituti professionali statali con indirizzo agrario presenti sul territorio regionale sono aumentate di oltre il 34 per cento. Gli iscritti ai 12 istituti tecnici agrari statali della Lombardia, invece, hanno fatto segnare una crescita superiore al 27 per cento.

 

Nel 2009 erano poco più di 8 mila gli studenti che frequentavano gli istituti tecnici e professionali con indirizzo agrario presenti in Lombardia, mentre oggi sono diventati quasi 10 mila. A livello nazionale quasi uno studente su quattro cerca una prospettiva di lavoro nell'italian food: il 23 per cento degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie superiori tecniche e professionali di tutta Italia ha scelto per il 2013/14 un indirizzo legato all’agricoltura o all’enogastronomia.

 

La mappa lombarda del boom di agraria, per quanto riguarda gli istituti professionali, vede al primo posto la provincia di Bergamo: se nell’anno scolastico 2009/10 i ragazzi frequentavano i corsi professionali del “Cantoni” e del “Rigoni Stern” erano 39, nell’anno 2013/14 gli studenti sono diventati 257, con un aumento di oltre 6 volte. In provincia di Milano invece è stato boom per gli istituti tecnici: in questo caso gli studenti si sono quasi triplicati, passando da 333 a 959.  

 

La provincia di Brescia invece si piazza al primo posto per numero assoluto di studenti iscritti agli istituti agrari  (2.166 studenti nell’anno scolastico 2013/2014). Al secondo posto la segue la provincia di Bergamo (1.365) e al terzo quella di Pavia (1.337). Seguono Milano (1.132), Mantova (1.062) e Cremona (924). Oggi negli istituti agrari non si seguono soltanto corsi di studio tradizionalmente più legati al mondo agricolo (come tecniche di allevamento, agronomia e economia agraria).

 

La crescita che si registra nelle scuole superiori è confermata anche dai livelli più alti di istruzione: secondo un’analisi della Coldiretti sulla base di una ricerca Datagiovani, infatti, dal 2008 ad oggi le iscrizioni alle Facoltà di Scienze Agrarie, forestali ed alimentari hanno fatto registrare la crescita più alta nel periodo considerato (+45%, dati nazionali).

 

“L’ingresso dei giovani – spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti Lombardia – è strategico non solo per l’agricoltura, ma per tutto il mondo economico. La carica di innovazione, la forza delle idee e la capacità di coniugare tradizione e futuro sono elementi importanti per far ripartire l’Italia e uscire dalla crisi. Per questo il processo di formazione scolastica diventa fondamentale per lo sviluppo di tutto il nostro sistema produttivo”.


I cittadini all’assemblea pubblica: «Preoccupati per l’ambiente». Il sindaco: «Non si torna indietro» Vellezzo, scontro su centro rifiuti

Da LA PROVINCIA PAVESE del 18 maggio 2014

 

VELLEZZO BELLINI Assemblea tesissima a Vellezzo Bellini in occasione della presentazione pubblica del nuovo centro per il recupero di elementi nutritivi, progettato dalla “Terra e Vita Snc” della famiglia Natta. Alle nove dell’altra sera un centinaio di cittadini aveva già preso posto nella ex palestra di Giovenzano, per assistere alla descrizione tecnica dell’impianto che trasformerà ogni anno 120 mila tonnellate di rifiuti, non pericolosi, in fertilizzanti. La costruzione del centro, che sarà in funzione per Expo 2015, è già iniziata a poco più di un chilometro dall’abitato. La parola è subito passata a Gilberto Garuti di “Terra e Vita”. Garuti ha spiegato ai presenti, molti dei quali agricoltori, l’innovativo sistema per produrre fanghi fertilizzanti a partire dagli elementi nutritivi presenti in alcuni tipi di scarti. Questi fanghi di nuova generazione verranno distribuiti su terreni compresi in un raggio di cinque chilometri dal centro. «I vantaggi del nostro sistema – ha detto Garuti – sono tre: elimina la dipendenza da risorse non rinnovabili come i concimi chimici, produce fertilizzanti igienizzati e inodori e, infine, riduce l'inquinamento da nitrati delle falde e delle acque superficiali». Garuti ha poi illustrato come il centro si inserirà nel paesaggio. La struttura verrà costruita all'interno di un bacino di contenimento impermeabilizzato, per evitare l’inquinamento del suolo e delle falde in caso di sversamento del materiale. I serbatoi e gli altri edifici saranno circondati da canali d’acqua e da una fascia di bosco, gran parte della quale è già stata realizzata. Il tutto sarà completato da un sistema di sentieri rurali e di piste ciclabili. La relazione è stata interrotta più volte delle contestazioni dei presenti, infastiditi per il grande spazio dedicato alla descrizione della componente ornamentale del progetto. I cittadini hanno avviato una discussione molto accesa con Mario Mossini, sindaco Di Vellezzo. La maggioranza dei presenti si è lamentata di essere stata informata a decisione già presa. «Abbiamo già fatto cinque incontri pubblici – ha ribattuto il sindaco –, non è colpa mia se nessuno partecipa. In ogni caso la decisione è stata presa dalla Regione e dalla Provincia. In conferenza dei servizi, noi non abbiamo potuto far altro che accettare». I cittadini si sono mostrati molto preoccupati dell’impatto ambientale del centro. «L’azienda mette a disposizione 15mila euro l’anno per fare i controlli, come facciamo ad essere sicuri che basteranno?», ha chiesto il capogruppo di minoranza. «Ormai tutto è deciso – ha commentato un altro cittadino – l'unica cosa che possiamo fare è costruire un comitato». Michele Bozzano, assessore provinciale alle Politiche ambientali, interpellato a proposito del nuovo centro, ha chiarito la posizione della giunta: «La Provincia ha approvato la costruzione dell’impianto perché rispetta i parametri di legge: opporsi a un progetto a norma, per scelta politica, avrebbe significato incorrere in azioni legali. Faremo i controlli necessari e invitiamo i cittadini a segnalarci ogni irregolarità, come ha fatto un’associazione ambientalista. Con l’impegno di tutti tuteleremo il paesaggio». Arianna Filippini

 

Si produrranno fertilizzanti agricoli 
con 120mila tonnellate di fanghi l’anno 

Il nuovo impianto in costruzione tra i comuni di Vellezzo Bellini e Rognano nasce da un progetto innovativo di “Terra e Vita Snc”, azienda di Giussago che fa capo alla famiglia Natta. Ogni anno il centro lavorerà 120 mila tonnellate di rifiuti speciali, non pericolosi, per produrre fertilizzanti agricoli. I rifiuti, per lo più scarti provenienti dai depuratori delle acque civili di Milano e dalla frazione umida della differenziata, saranno trattati senza mai venire in contatto con l’aria. «Il processo avviene tutto al chiuso – ha spiegato Gilberto Garuti, tecnico di “Terra e Vita” durante la serata a Giovenzano (nella foto) –, anche l'aria rimessa in circolo passerà attraverso un sistema di biofiltri. I rifiuti arriveranno a bordo di camion, verranno biodegradati in cisterne anaerobiche a 55° C per almeno 20 giorni e, infine, iniettati nel terreno a una profondità di 10 centimetri». Secondo i tecnici della ditta questo innovativo processo di compostaggio e diffusione dei fanghi eviterà la dispersione di ammoniaca nei terreni e ridurrà la presenza di nitrati.


AlBERTO SITIA - presentazione nuova lista civica per Bereguardo

Il candidato Alberto Sitia ha presentato le sue proposte per la Zelata del futuro nella sala del Pirola, presenti la signora Giulia Maria Crespi - presidente onorario del FAI- e suo figlio Aldo Paravicini - proprietario dell'azienda agricola biodinamica delle Cascine Orsine. Molti gli stimoli e i suggerimenti del pubblico, tutti nella direzione di una maggiore tutela e valorizzazione di Zelata e del territorio.



COMUNICATO STAMPA

 

TUTTI CONTRO IL PARCO DEL TICINO…….

INVECE SERVE UN SUO RILANCIO E NON UNA SUA DISTRUZIONE

 

Alla Valle del Ticino ed ai Parchi Lombardo e Piemontese che ne gestiscono il territorio sotto il profilo ambientale, è stato attribuito dall’Unesco il riconoscimento di Riserva della Biosfera, patrimonio naturale e culturale dell’intera umanità, area di eccellenza per l’elevato valore biologico dei suoi ecosistemi ma anche per la ricchezza culturale e paesaggistica del suo territorio.

 

Eppure come spesso accade nel nostro Bel Paese, le bellezze del nostro territorio non sono apprezzate, anzi molti Amministratori sono in prima fila per deturparle e distruggerle.

 

La Regione Lombardia è dalla fine degli anni 90 che non sostiene più i Parchi lombardi e in primo luogo il Parco del Ticino; costantemente la Regione Lombardia ha ridotto i finanziamenti ai Parchi, impedendo che si evolvessero come una fonte di ricchezza, anche economica, per un turismo molto qualificato.

 

Ora anche la Provincia di Pavia si allinea a questa politica miope di attacco ai Parchi.  Il Presidente della Provincia di Pavia, Daniele Bosone annuncia che non intende pagare al Parco del Ticino la cifra di sua spettanza di ben…….. 340.000€ che sono il costo più o meno di una rotonda o il rifacimento di qualche KM di strade dissestate; invece per il Parco del Ticino sono una questione di sopravvivenza.

 

E non si venga a dire che la missione prioritaria del Parco del Ticino, quella di salvaguardare e conservare un patrimonio unico, è stata raggiunta; senza il Parco la biodiversità sarebbe minacciata, molte zone di grande bellezza sarebbero state distrutte, autostrade inutili come la Broni-Mortara sarebbero già in costruzioni così come la terza pista di Malpensa e, come stanno a dimostrare le grandi difficoltà poste da alcuni Comuni alla Provincia di Pavia stessa per l’approvazione del PCTP per la voglia di avere mani libere sul proprio territorio, intere aree diventerebbero preda della cementificazione con enorme consumo di suolo perso per sempre.

 

CERTO NON DIFENDIAMO LA REALTA’ DEI PARCHI COME E’ DIVENTATA OGGI,

COME LEGAMBIENTE SIAMO PER LA LORO RIFORMA, PER IL LORO AMMODERMAMENTO, PER LA SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA E SOPRATTUTTO PER IL LORO RILANCIO E VALORIZZAZIONE DELLE LORO POTENZIALITA’ ANCHE ECONOMICHE.

 

PURTROPPO IN PROVINCIA DI PAVIA SIAMO INVECE ALLE SPARATE MIOPI

CHE PORTANO SOLO ALLA DISTRUZIONE DEL PARCO DEL TICINO


Finalmente arriva anche a Milano il film sulla nostra poetessa...... Vi ricordiamo che molte scene sono state girate nella dimora dei nonni materni di Antonia, i Conti Cavagna Sangiuliani di Gualdana, che si trova a Zelata ed è attualmente di proprietà dei Conti Caramelli di Clavesana, che hanno aperto le porte della loro casa per permettere le riprese.


Alla coppietta clandestina che viene spesso a Zelata, nei pressi della cabina Enel, a scambiarsi "tenerezze", diamo un consiglio : non buttate le vostre schifezze a terra..!!!O saremo costretti a chiamare la polizia municipale, e forse non vi farà piacere.!!!


Da La Provincia Pavese del 7 aprile 2014 Tra Bereguardo e Zerbolò Ponte delle Barche, rive pulite da venti volontari

BEREGUARDO Diciotto grandi sacchi di spazzatura raccolti sul ponte in chiatte e sulle rive del Ticino, sulle sponde di Bereguardo e Zerbolò. Perché anche se i soldi mancano, la buona volontà è tanta. E così ieri pomeriggio erano più di venti i volontari muniti di guanti e sacchetti. Il corpo volontari Parco del Ticino, distaccamento di Parasacco, l’associazione Zelata Verde, Legambiente, il Comitato Ticino 2000 e il Comune di Bereguardo il cui sindaco, Roberto Battagin, ha fatto rimuovere i rifiuti raccolti. E a raccoglierli c’era anche il presidente della Provincia, Daniele Bosone, che sulla sponda verso Zerbolò è riuscito a recuperare anche un pneumatico. Carlo Maiocchi, portavoce del Comitato, spiega: «È un’iniziativa che contribuisce a tenere alta l’attenzione sul ponte che non va abbandonato. Non solo dalle istituzioni, ma anche dai cittadini». Perché non tutti sembrano averlo a cuore. «Di certo non quelli che lo attraversano come schegge» dice Cinzia De Vita che abita a Parasacco, sul ponte ci passa due volte al giorno e punta l’indice contro chi «sorpassa a tutta velocità, contribuendo a danneggiare l’assito». «Vanno ripristinate le telecamere – insiste Maiocchi – e le sbarre divelte da mesi». Ieri la lotta all’inciviltà si è misurata in chili. Di spazzatura. «Abbiamo trovato persino stendini dei panni e ombrelloni», dice Patrizia Scotti della Zelata Verde. E Silvana Bianchi, di Sommo, spiega che un gruppo di volontari sta raccogliendo rifiuti direttamente nel Ticino: «La piena li ha fatti inghiottire dal fiume». «Qui la battaglia è quotidiana – dice Aurora Maiocchi mentre spazza la terrazza che si affaccia sul Ticino – In tanti stanno lottando per salvare il ponte e questo angolo meraviglioso di Parco». Michael Maiocchi ripulisce e tiene sulle spalle lo zaino con il piccolo Nathaniel di soli 9 mesi. «Tutti dovremmo essere più sensibili e rispettare questo patrimonio», sottolinea Melisa Presezzi. Verso le quattro del pomeriggio alcuni volontari sono di ritorno. «Abbiamo trovato tanta plastica», racconta Marilena Lazzari
mentre Mario Frigerio aggiunge: «Non è solo mancanza di risorse, manca la volontà di fare qualcosa di concreto». Si guarda attorno e indica le chiatte che brillano al sole. Ma a brillare sono anche vetri abbandonati, sacchi di rifiuti, bottiglie di plastica. Tocca al corpo volontari del Parco salirci e ripulire.
Ringrazia tutti Angelo Maggioni, Legambiente: «In un paio d’ore abbiamo raccolto 9 sacconi alti un metro e mezzo. Ci siamo suddivisi in gruppi, scandagliando entrambe le sponde, a monte e a valle». «Oggi abbiamo
fatto qualcosa di utile – sottolinea Bosone –. La Provincia è a fianco del Comitato per chiedere un aiuto alla Regione per la manutenzione straordinaria e per far galleggiare il ponte». E il consigliere regionale Angelo Ciocca spiega: «Sarebbe necessario un secondo ponte, finanziato con i proventi della vendita della ghiaia che costa 4,70 euro al metro cubo». «Ma adesso – dice Maiocchi - di risorse non ce ne sono, forse bisognava
pensarci prima».

Stefania Prat

LAVORI DI PAVIMENTAZIONE CASTELLO DI BEREGUARDO

COSI'.....

O COSI'....???????

 

A NOI DI ZELATA VERDE PIACE COSI' E CI CHIEDIAMO COME SIA STATO POSSIBILE CHE LA SOPRINTENDENZA ABBIA DATO PARERE FAVOREVOLE A QUESTA OPERAZIONE ESTETICAMENTE DEPLOREVOLE.


Operazione pulizia del parco del Ticino a Motta Visconti.

Un gruppo di volontari domenica scorsa ha setacciato i sentieri del parco e i boschi per raccogliere rifiuti abbandonati. Il sindaco di Motta, Laura Cazzola, ha voluto ringraziare pubblicamente tutti i volontari che si sono dati da fare per l’ambiente pubblicando le loro foto sulla pagina web del Comune. « Non solo per riconoscenza verso i volontari – spiega il sindaco - ma per far capire ai nostri concittadini come sia ardua l'impresa del far comprendere il rispetto del territorio, il rispetto della legge, il rispetto degli altri abitanti e dei nostri figli a quei "galantuomini" che trasformano i boschi nelle loro discariche personali e magari si lamentano della tassa dei rifiuti»


Giussago, pista ciclabile per ammirare la Certosa Iniziati i lavori, il tracciato si collegherà alla stazione e costeggerà l’abbazia Sarà anche allargata la strada che conduce allo stabilimento G

GIUSSAGO - Una pista ciclabile accanto alla strada che costeggia il muro quattrocentesco del complesso monumentale. Circa 500 metri che diventeranno strategici per migliorare la mobilità dolce in vista di Expo 2015, inserendosi infatti in una rete di percorsi ciclopedonali che consentiranno di collegare il monumento con il Parco della Vernavola, attraverso il Parco Visconteo, passando per Borgarello. Ma sarà possibile anche collegare il monastero al milanese, grazie al sistema di corridoi rurali. Non solo. La nuova ciclabile raggiungerà a nord la pista ciclopedonale che costeggia il retro del complesso fino ad arrivare al parcheggio principale, chiudendo al traffico veicolare una parte della provinciale 148, la cosiddetta “Straiazza”, antica strada che custodisce un selciato romano. Ma l’intervento non ha solo una valenza ambientale, ricorda il presidente della Provincia Daniele Bosone che ieri, insieme all’assessore provinciale ai lavori pubblici Maurizio Visponetti e ai progettisti Davide ed Emiliano Vecchio, ha effettuato un sopralluogo al cantiere. «Verrà ampliata la strada che affianca la ciclabile e che deve sopportare il traffico, anche pesante, diretto alla Galbani », spiega Bosone, mentre Massimiliano Sacchi, sindaco di Giussago, fa sapere che il Comune ha acquistato un’area di circa 12mila metri quadrati che «sarà fondamentale per risolvere il problema del parcheggio sia per i dipendenti della Galbani che per i numerosi pendolari». La larghezza della strada provinciale 148, nel tratto che collega Certosa allo stabilimento della Galbani e alla stazione ferroviaria, passerà dagli attuali 4,50 metri a circa 10 metri, compresa la pista ciclopedonale. «Si tratta – precisa Bosone - di un ampliamento che favorirà il passaggio dei mezzi pesanti che ora possono raggiungere la Galbani solo attraverso una strada che, da Cascina Porta d’Agosto alla stazione, è molto stretta e pericolosa». Numerosi infatti i camion finiti nella roggia che costeggia le mura del monumento. «L’intervento – precisa Visponetti - costerà 500 mila euro, 400mila stanziati dalla Regione, con fondi europei, 100mila euro dalla Provincia, mentre il Comune ha provveduto a redigere il progetto». «La ciclabile si collegherà a quella dietro alle mura attraverso il ponte antico sulla roggia Beccaria – spiega Vecchio -. A sud raggiungerà quelle di Zeccone e di Borgarello, tra il cimitero e la cascina Porta d’Agosto». Stefania Prato


 

Un gruppo dei volontari che hanno partecipato alla raccolta di rifiuti
abbandonati. Tra i rinvenimenti più strani : un freesbee, una grossa
quantità di pasta di pane ormai fermentata (panettiere lazzarone o
sbadato?), un motorino di avviamento, un paio di mutande rosa, due kg
di gusci di cozze assai puzzolenti, profilattici in quantità,
forchette, e altre amenità di questo genere.

 

 


Materiali lungo la provinciale tra Zerbolò e Gropello Legambiente: «Li troviamo in tutta la provincia» Tralicci abbandonati «Con i rifiuti edili emergenza continua» di Marianna Bruschi - ZERBO

I tralicci sembrano la porta di una città del futuro, sembrano aprire a un mondo di teletrasporto e auto volanti. Invece sono solo due mostri tra le campagne al confine tra Pavese e Lomellina. Lungo la provinciale numero 3, tra Zerbolò e Gropello, quei giganti di metallo sembrano aver perso i pezzi lungo la strada. La loro vecchia pelle, fatta di pali di legno e isolanti in vetro, è sparsa a bordo strada. «Nelle strade di tutta la provincia i rifiuti edili abbandonati stanno diventando un’emergenza», spiegano da Legambiente. A lanciare un segnale d’allarme è l’associazione Zelata Verde. Marta Balestreri fa parte dell’associazione che si occupa di tutela dell’ambiente e in particolare «della strada provinciale 170 che attraversa Zelata e si innesta sulla state 526 Est Ticino». Anche domenica hanno raccolto i rifiuti lanciati e abbandonati a bordo strada.E domenica Marta Balestreri stava fotografando alcune cascine quando si è imbattuta nei tralicci abbandonati. «Ero lungo la provinciale 3, dopo il cimitero di Zerbolò – spiega – verso Gropello. E’ il punto della strada in cui si vedono due tralicci tremendi. C’è anche il casottino del metano. Proprio lì abbandonati ho visto i primi pezzi di tralicci». Un palo di legno gettato su un campo. Un altro sommerso da altre sterpaglie. Poi i “piatti” di vetro e silicio, dischi isolanti usati nei tralicci. «Ho il sospetto che siano lì da diverso tempo, viste le condizioni in cui erano – spiega Balestreri – in una tranquilla passeggiata domenicale accada di trovare, abbandonati nella campagna, catene di isolatori in vetro e cemento per l’alta tensione, pali in legno spezzati, tiranti e cavi, sono evidenti “avanzi” di una vecchia linea elettrica smantellata. Oltre allo sfregio di quei tralicci così invasivi per la nostra campagna c’è anche la beffa di questi rifiuti dannosi». Ci sono segnalazioni in Comune su questi rifiuti abbandonati? «La ditta che ha cambiato i tralicci ha smontato i pali dismessi e dovrebbero portarli via», dice il sindaco di Zerbolò Renato Fiocchi. «Non abbiamo ancora fatto un giro per verificare se anche nelle altre strade dove sono stati cambiati i tralicci si trovano i vecchi pali abbandonati – spiega Angelo Maggioni di Legambiente – ma ormai è emergenza in tutta la provincia per l’abbandono dei rifiuti e in particolare di quelli edili. Seguendo l’argine per esempio, si trovano discariche continue, pneumatici lanciati e ora abbiamo questa “novità” dei materiali dei cantieri abbandonati. Se non dovessero essere ripuliti lo segnaleremo. L’ultima volta che ho visto lavorare in quella zona risale a due mesi fa»

 

La Provincia Pavese – Martedì 1° aprile 2014

 


I VOLONTARI DI ZELATA VERDE SONO MOLTO VIGILI E ATTIVI : IL TERRITORIO E' MONITORATO OGNI GIORNO. E LE SCOPERTE SONO SPESSO PREOCCUPANTI..... LEGGI QUI SOTTO

 




Il sindaco: «Porteranno lavoro, la piscina e nuova caserma» La minoranza: «Propaganda, qui solo strade distrutte» Landriano, Aguzzi annuncia altre due aziende logistiche

Sono già quattro le logistiche presenti a Landriano. La Bartolini fu la prima ad insediarsi, seguita da Cablog, Geodis e Jbc. E sono in fase autorizzativa l’ampliamento della Geodis, richiesto dalla società Vailog e una nuova struttura che nascerà su un’area della società immobiliare Girasoli dove potrebbe insediarsi la Jbc. Due interventi che, secondo il sindaco, potrebbero dare occupazione. Il consigliere di Bolognesi sottolinea però che «“nessun progetto è arrivato in Consiglio e che la popolazione non è stata informata». LANDRIANO Quattro logistiche che già si trovano sul territorio comunale e altre due in attesa di essere autorizzate. Ma il sindaco Roberto Aguzzi precisa che entrambi gli interventi prevedono una parte riservata allo stoccaggio merci e una parte destinata a insediamento produttivo. E assicura che porteranno circa 300 nuovi posti di lavoro e risorse per realizzare, nell’area vicino al centro commerciale, piscine e una nuova caserma dei carabinieri. Dalla minoranza c’è chi parla di «promesse da campagna elettorale», sottolineando che «per il momento risultano solo logistiche». Intanto si è tenuta i primi di marzo la conferenza dei servizi per discutere del progetto di variante al Pgt presentato dalla società Vailog srl per l’insediamento “industriale ad uso deposito per stoccaggio” che verrà utilizzato dalla Geodis Holding Italia spa. La nuova struttura, che andrà ad ampliare la Geodis, verrà realizzata su un’area verde sulla strada per Torrevecchia, complessivamente 135mila metri quadrati, una superficie coperta di quasi 65mila. L’altra logistica, proposta dalla società immobiliare Girasoli srl di Milano, sarà costruita sulla strada per la Bitolea, area dove il Pgt già prevede un insediamento produttivo, una superficie territoriale di 100mila metri quadri, una superficie coperta di 51mila, 61mila metri cubi la superficie lorda di pavimento, 30mila destinati ad area industriale, altri 30mila a logistica. «Sono due interventi che daranno occupazione – sostiene Aguzzi -. In cambio i proponenti sono disposti a realizzare, su un terreno di proprietà del Comune, un centro polivalente con tre piscine coperte, oltre ad una parte dedicata alla riabilitazione, e una piscina ludica con scivoli e strutture di divertimento. Nella stessa zona, verrà realizzata una nuova caserma dei carabinieri che sarà in grado di ospitare dieci unità in più, aumentando la presenza delle forze dell’ordine sul territorio». Previsti, ricorda il sindaco, interventi di compensazione ambientale per 250mila metri quadri. «Si tratta di piantumazione di verde che si somma agli 84mila di area standard già prevista». Per ora il primo cittadino non intende rivelare quali siano gli insediamenti produttivi che porteranno occupazione. «Per fortuna che ci sono imprenditori disposti ad investire», taglia corto Aguzzi. Il consigliere di minoranza Stefano Bolognesi teme che si tratti di «propaganda elettorale». «Finora le logistiche hanno impiegato cooperative che utilizzano personale, in modo precario, che per la maggior parte viene da fuori paese – sottolinea Bolognesi -. Non si è visto nessun beneficio per Landriano. Al contrario ci ritroviamo un traffico al collasso e strade distrutte».E sulle logistiche i consiglieri Luigi Servida ed Enzo Dedè avevano proposto di indire un referendum per «chiedere il parere dei cittadini su questi insediamenti». Referendum respinto dal primo cittadino che lo definisce un’inutile perdita di tempo.

 

Stefania Prato


Ponti, telecamere e maniche rimboccate

di GIORGIO BOATTI Lo stato dei ponti la dice lunga sulla situazione di un territorio. Quando si è costretti a pensare ai ponti vuole dire che si è tra “fine e inizio”: non a caso, è il titolo di una poesia di Wistawa Szymborska. La poetessa Nobel nel ’96 spiega in questa poesia come “dopo ogni guerra/ c’è chi deve ripulire./ In fondo un po’ d’ordine/ da solo non si fa…”. Le guerre, ma anche le crisi economiche e le risorse fatte mancare a un’attenta manutenzione, distruggono. Poi arriva il tempo in cui occorre provvedere e rimboccarsi le maniche: “bisogna ricostruire i ponti/ e anche le stazioni./ Le maniche saranno a brandelli/ a forza di rimboccarle…”. Tuttavia pare che questi compiti non interessino i media: un lavoro così ordinario come aver cura della propria terra, “non è fotogenico/ e ci vogliono anni./ Tutte le telecamere sono già partite…”. Chissà perché il riferimento alle telecamere fa pensare alla Tv che ultimamente ospita, su ogni rete nazionale, il giovane sindaco di Pavia. Dal piccolo schermo il primo cittadino pavese vigila sulla città che gli si è affidata senza rinunciare mai a impartire consigli urbi et orbi (anche su Roma capitale, ultimamente). Tuttavia, non appena dal racconto virtuale si sbuca nel mondo reale, gli orizzonti si restringono: a questo punto il sindaco di Pavia diventa uno di quelli che “i stan in Burg”. “Stà in Burg”, abitare in Borgo, nel dialetto locale significa non voler prendere posizione su quello è scomodo e che, dunque, è meglio stia oltre, al di là del fiume. Effettivamente stanno oltre il fiume (il Ticino) i ponti disastrati che stanno collassando e tagliando a fette questa provincia. Per la precisione sono tre: quello della Becca, che riguarda sia il Po sia il Ticino, e sul Po il ponte del Cavallino tra Cava e Bressana e quello di Casei Gerola. Dal punto di vista amministrativo e delle competenze istituzionali il Comune di Pavia non ha nulla a che fare con questi tre ponti. Però il capoluogo non è un’isola piazzata in cielo: una parte significativa delle persone che vengono a Pavia per studiare a lavorare, a fare compere, a farsi curare e a trascorrere il tempo libero, transitano da questi ponti. E’ evidente dunque che sciogliere il nodo del collegamento adeguato con i territori circostanti sia di interesse rilevante e immediato non solo per gli abitanti di questi luoghi ma per tutte le attività che si svolgono a Pavia e nella sua provincia. Procedere ancora per anni con chiusure parziali e con affannose (e costose) toppe senza risolvere la questione significherà far tracollare flussi commerciali e turistici; sbaricentrare l’Oltrepo, che a occidente scivolerà nelle sue attività sul tortonese e a oriente sul piacentino; sfilare dalle tasche di Pavia qualche punto di Pil, in aggiunta a quelli già scippati dalla crisi. Se questo è lo scenario, Pavia e il suo sindaco, invece di defilarsi, dovrebbero essere in prima fila, accanto alle altre istituzioni, a cominciare dall’Amministrazione Provinciale, per fare della questione dei “tre ponti sul Po” non la solita emergenza piagnona all’italiana ma una comprovata priorità di rilevanza nazionale. Questa sì da porre all’attenzione delle telecamere ogni giorno. Pavia non è un’isola. Ancora di più non è un’isola il suo territorio provinciale dove si accostano ben quattro regioni. Se qualcuno ritiene che i collegamenti autostradali, a cominciare da quelli che transitano sul Po, siano sufficienti a fare di queste realtà un insieme omogeneo nonché a unire in modo adeguato ai tempi questa provincia ai più vasti contesti (regionali e nazionali), sbaglia e alla grande. Sottovaluta la rilevanza e la pervasività dei flussi che si diramano da quei tre ponti. Soprattutto calpesta la geografia e la storia che hanno fatto l’unità di questo Paese. Non a caso i ponti sul Po furono la prima preoccupazione di coloro che quell’Unità avevano voluto e realizzato. Evidentemente ci sono generazioni e classi dirigenti che fanno. Altre, invece, che disfano.


Così Zelata Verde tutela la campagna amata da Antonia Pozzi

BEREGUARDO Zelata Verde è un’associazione che si occupa di tutelare le caratteristiche rurali e ambientali della zona omonima, attraverso una serie di progetti: «Tra le tante attività che svolgiamo – spiegano Gabriella Pizzala, presidente del gruppo e Teresa Buratti, tesoriere – vogliamo ricordare “Adotta una strada”, un’iniziativa nata con l’obiettivo di ripulire dalle numerose “tracce di inciviltà” la strada provinciale 170: ci adoperiamo in questo senso due volte all’anno, in primavera e in autunno». Ad ogni intervento, vengono raccolti quintali di rifiuti abbandonati: «Raccattiamo oggetti di ogni genere e sorta: lattine, bottiglie, batterie, rifiuti domestici, copertoni, borse con documenti e materiali tossici, solo per fare alcuni esempi». Altro progetto realizzato dall’associazione, sempre in materia di tutela ambientale, è “Una siepe per Zelata”: «Ci siamo cimentati nella piantumazione, lungo la provinciale, di cespugli di ginestra e rosa canina. L’iniziativa è nata nell’ambito della “Festa dell’albero”, promossa da